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Oggi è un giorno importante e decisivo

aristide (13/11/2009 - 22:23)

Casa de los Niños, 13 novembre 2009

Carissimi amici!

Oggi è un giorno importante e decisivo. Mi permetto di chiedere ad ognuno una preghiera semplice o un semplice ricordo nell'amicizia per chi magari non ha tanta domestichezza con la preghiera.

Alle 4 del pomeriggio ci troveremo davanti alla giudice, insieme a Tania, per fare chiarezza sul tema legale della compravendita del terreno in cui viviamo.

Io ringrazio Lucas e gli/le amici/che del Focolare per avermi insegnato la Comunione e la Fraternità gratuita sul modello delle prime comunità cristiane dove ognuno non considerava suo quello che aveva ma tutto era in comune tra tutti.

Ringrazio Tania e gli/le amici/che della Comunità per avermi insegnato a sognare il bene per i bambini e per i poveri, un bene non fatto di cose materiali, ma di amicizia spirituale, costante, quotidiana.

Ringrazio don Massimiliano e tutti gli amici e le amiche di Toano perché lì sono nato, in una famiglia povera ma cristiana, che ha formato il mio cuore.

Ringrazio gli/le amici/che della Casa de los Niños, in tutto il mondo, che siamo tanti!, per aver creduto e percorso con noi questo sogno ed aver dato forma ad esso in questo nostro villaggio che è un orgoglio per tanti e un piccolo seme di una umanità nuova, costruita sulla debolezza, ma fonte di bene e di gioia per tutti quelli che hanno modo di parteciparne.

Ci affidiamo a questo bene e non perdiamo mai il dono della gioia, del perdono e della possibile riconciliazione con tutti/e.

Vi abbraccio di cuore,

Ari

PS. So che gli avvocati delle "Suore" stanno leggendo i nostri messaggi: spero che pure a loro facciano bene

Il primo round è finito due a zero per noi!!!

aristide (06/11/2009 - 23:10)

 

 

La Giudice, infatti, ha fatto azzittire due volte il Pubblico Ministero e gli Avvocati delle suore, dicendo loro che era meglio si attenessero ai fatti e non alle illazioni. E ha rimandato l’udienza a venerdì della prossima settimana, così magari loro pensano a fondamentare un po’ meglio legalmente le accuse contro di me. E noi, intanto, abbiamo il tempo di far vedere alla Giudice che si tratta di una Simulazione di Reato, con pena tanto per gli Avvocati che per il Pubblico Ministero.

 

 

 

Sono usciti mogi mogi dalla sala, mentre tutti noi eravamo euforici, dopo tanta tensione. La battaglia non è finita, ma la soddisfazione di oggi ha fatto bene a tutti.

 

 

 

Nel corridoio, uno degli Avvocati delle suore, che è amico di Candy e Ivana, due delle ragazze della Comunità che lavorano qui a casa, si è avvicinato per chiedere loro cosa facevano in Sala. Loro gli hanno risposto: “Cosa fai tu qui, inventando accuse senza fondamento contro di noi: noi lavoriamo per quella casa contro cui tu stai combattendo!” “E’ che voi non conoscete la verità dei fatti.” “La verità noi la sperimentiamo tutti i giorni nella casa dei bambini e ci riempie di orgoglio!” “Ma c’è anche la verità delle suore e se voi la conosceste vi rendereste conto di quanti errori e inganni commette Aristide.” “Di frottole ne sanno raccontare tante quelle suore, e voi ne sapete ben approfittarvene.” “Però potete sempre dire ad Aristide che noi siamo aperti a dialogare con lui: tutto si può risolvere con un dialogo convincente.” “Glielo diremo di certo, e ti faremo sapere!”

 

 

 

Quanti soldi vorranno quegli avvocati spudorati? Le suore lo sapranno presto!

 

 

 

Tornato a casa, mi sono corsi incontro gruppi di bimbi per abbracciarmi e per darmi il “benvenuto a casa”.

 

 

 

Gli avvocati delle suore non potranno mai sperimentare la commozione e la gioia di una famiglia come la nostra.

 

 

 

Ringrazio tutti per essere stati presenti con me, a sostenermi, a incoraggiarmi, a fare il tifo per la verità e il bene.

 

5 novembre notte

aristide (05/11/2009 - 22:37)

 

"C'è sempre il pericolo, nelle vicende del mondo e anche nelle debolezze della Chiesa, di perdere la fede, e così anche di perdere l'amore e la fraternità. La storia ci insegna, poi, che non si esprime un'autentica comunione senza un travagliato sforzo di riconciliazione"

Oggi è il giorno difficile, il giorno in cui dovremo affrontare insieme le incognite della giustizia. Ringrazio Suor Bruna che mi ha mandato nei giorni scorsi la frase qui sopra, che riassume il senso di quello che abbiamo vissuto con lei, con voi e che ho provato a risolvere dentro di me in questo periodo.

Non vogliamo perdere di vista il sogno di amore e fraternità che si costruisce ad ogni istante qui, nel nostro villaggio, ma anche fuori, nel silenzio, nel dolore, ma sempre con tanta gioia e amicizia tra tutti.

Ieri abbiamo propiziato una riunione in Santa Cruz con le Suore per vedere se c’era la possibilità di arrivare ad un accordo. Ero stato da Vescovo, domenica sera, per spiegare la situazione al fine di riprendere in mano rapporti logorati da tempo. L’ho fatto col desiderio sincero di guardare al di là di tutto quello che è successo negli ultimi anni, per ritrovare insieme la serenità necessaria per poter andare avanti e ricostruire fraternità. L’ho fatto ascoltando il cuore e i fratelli.

Con le Suore, a Santa Cruz, ha parlato ieri il Padre Antonio, che è l’amico nostro, il Presidente dell’Associazione qui in Bolivia. E’ andato anche il Vescovo, e questo è un bel gesto da parte sua. Abbiamo fatto una proposta noi, credendo sempre nel bene e richiamando le Suore alla loro coscienza sui fatti che loro conoscono bene. Si è aperta una porta, anche se loro non ci hanno fatto conoscere nessuna proposta di accordo che hanno detto ci manderanno nei prossimi giorni. Vedremo. Continuiamo a sperare in un accordo. Vale di più mettersi d’accordo che credere di aver ragione.

Purtroppo, sempre ieri, io e Tania siamo stati accusati di truffa, dal Pubblico Ministero, per aver complottato insieme la compravendita del terreno delle suore per interesse economico nostro e di terzi. Questa accusa gravissima deriva da una dichiarazione della Suora Provinciale che ha firmato con me il documento di compravendita, e che mi accusa di tutto, la stessa che si è incontrata ieri con Padre Antonio per trovare un accordo.

Che dire?

Che siamo lontani dalla verità e dalla giustizia, che siamo lontani dal Vangelo. Ma la verità, la giustizia e il Vangelo, quello che abbiamo imparato dai nostri genitori, umili e poveri, dai nostri fratelli e dalle nostre sorelle più esperti, sono lì, nella porta del nostro cuore ferito, nella nostra fede vacillante, nella debolezza della nostra vita, nel dolore di tutti quelli che simpatizzano per noi, negli occhi dei nostri bimbi e nella certezza di bene che è stata seminata in tanti.

Alle tre del pomeriggio, alle otto italiane, mi troverò davanti ai giudici. Dovrò difendermi, ma non vorrei attaccare nessuno. Mi hanno detto che qui le maestre si troveranno con i bimbi della scuola e con le mamme per pregare. Per i bimbi sarà un momento di incontro forse spensierato, ma importante, per sentirsi parte pure loro del nostro sogno di fraternità. Per me sarà il segno bello di sentirmi abbracciato dall’innocenza. E tutti siamo certi che il bene trionferà.

Vi abbraccio forte!

.... E’ ancora notte fonda e i piccoli Manuel e Sebastían stanno piangendo. Forse si rendono conto del momento difficile per tutti o forse è solo mal di pancia...

Mi viene da ricordare quanto scrissi il giorno del primo incontro con le suore, proprio tre anni fa, alla fine di ottobre del 2006:

28 ottobre 2006 (erano le tre di notte come oggi)

Ciao!  

 

Volevo pure dirvi che oggi, finalmente, ci siamo incontrati con le suore. La superiora è venuta da lontano e mi ha invitato a prendere un caffè nel centro, in modo da parlare con più tranquillità. E' di origine austriaca. Sono rimasto contento della conversazione. Faccio una sintesi. Le suore vogliono vendere tutto il terreno, incluso la casa dove risiedono (due case) perché lì non si trovano bene. Si tratta di circa 5 ettari. Lo vendono non con l'intenzione di farci un affare, ma neppure vogliono regalarlo. Il prezzo che hanno messo è di 5 dollari al metro quadrato. Un prezzo irrisorio, rispetto alla zona e agli altri terreni che abbiamo visto. Il totale sarebbe di circa 250.000U$ (200.000 €). Chiedono che le suore possano fermarsi un anno, dal momento della vendita, finché non trovano un'altra sistemazione. A me è parso tutto molto ragionevole e ho risposto che saremmo contenti di comprare tutto il terreno, soprattutto perché ci dà la possibilità di realizzare lì tutto quello che abbiamo in mente. Anche il prezzo è molto inferiore a quello che avrei immaginato. I soldi non li abbiamo, ma potremmo darli in varie quote. Abbiamo circa la metà e credo che, se le cose vanno bene, potrei chiedere qualche prestito ai miei parenti, tanto per dare un'idea. Il posto è molto buono. Voi cosa ne pensate? La cosa sarebbe quasi immediata. Lunedì andrò dalle suore per vedere bene il terreno e per prendere in considerazione i documenti di proprietà.

Oggi María René non sta bene: è molto spenta, non mangia e non beve. Dorme... La diarrea le è passata, ma ha qualche altro disturbo che non riusciamo a identificare. Sono un po' preoccupato, anche se la sua dottoressa, con cui ho appena parlato per telefono, mi ha detto di stare tranquillo. E' molto strano, per me, non vedere sorridere MR..., e vederla tutta mogia mogia...

Vediamo come passa la notte...

Vi abbraccio!

Ari

Questo messaggio di tre anni fa mi aiuta a ricordare che non ci interessava il terreno, l’affare, come dice l’accusa di oggi: “delitto di truffa per interesse economico nostro e di terzi.”

Ci preoccupava, allora come oggi, la salute dei nostri bimbi.

E’ triste e duro dirlo, ma è la verità: alle suore, che dicono di essere figlie di San Francesco, interessano i soldi e per racimolarli sono disposte a dire tutte le bugie del mondo e a mandarci in carcere.

A noi ci preoccupa invece che i bimbi stiano bene, e che i nostri bimbi, le nostre famiglie, i nostri amici, i nostri fratelli e le nostre sorelli, che tutti noi possiamo coltivare nel cuore la gratuità per costruire insieme una fraternità bella, senza interessi, senza rancori, senza giudizi, senza condizioni, senza divisioni, senza barriere di fede o scelte personali.

I bimbi, con la loro innocenza e semplicità, continuano a insegnarcelo. Bello se possiamo assomigliarci e diventare come loro.

 

6-7-8 novembre, scandiano: festa del volontariato

aristide (29/10/2009 - 23:04)



grazie

aristide (28/10/2009 - 22:33)

Casa de los niños, 28 ottobre

Carissimi, carissime, grazie per avermi risposto in tanti/e. Così è più facile affrontare questo momento.

Noi andiamo avanti in tutti i modi e non ci facciamo spaventare dal potere dell'ingiustizia e della falsità perché il bene vince sempre sul male, e sta già vincendo grazie all'appoggio e alla volontà di tutti noi.

Non ci faremo nè dividere nè abbattere dal male e dalla menzogna.

Vi abbraccio forte insieme a tutti qui.

Ari

Casa de los Niños, 26 ottobre 2009

aristide (26/10/2009 - 22:52)


Oggi c'è stata la prima sconfitta sul terreno penale con le suore. La giudice, che è una persona onesta, non ha preso in considerazione il nostro ricorso di sospensione del processo e ha accettato la richiesta degli avvocati delle suore di sottopormi a misure cautelari. Avremo l'udienza il 5 novembre, il giorno del compleanno di mia madre. Che bel regalo sarebbe per lei sapere che suo figlio corre il rischio di andare in carcere per aver comprato un terreno su cui realizzare il sogno di costruire un villaggio per bambini, famiglie e giovani emarginati, persone che mai avrebbero potuto sognare un futuro degno per la loro vita senza l'Associazione Casa de los Niños, senza il Movimento dei Focolari, senza la Comunità di Sant'Egidio in Bolivia, insieme a tanti altri amici e tante altre amiche ? della chiesa e non della chiesa, che importa!- che nonostante tutto continuano a credere e a resistere con noi...
E' triste essere sottoposti a un processo per sognare di voler bene ai poveri, ai bambini ammalati, alle persone in carcere, ai ragazzi di strada, ai soli di questo mondo frettoloso, chiuso, indifferente che sembra aver perso di vista l'orizzonte del bene senza interessi...
Anche nella Casa de los Niños, anche nel mio cuore fioriscono momenti di sconforto... Ne prendiamo atto insieme perché questo sconforto ci avvicina a chi più soffre e ci fa fratelli nella solidarietà e nella simpatia del dolore comune. Dobbiamo imparare a ringraziare anche per questo e a non giudicare e a non perdere la serenità, per continuare a voler bene, per continuare a sorridere e far sorridere.
 
... questo pomeriggio sono arrivati alla Casa de los niños i compagni di scuola di Celestina, dall'altipiano, insieme al loro maestro, per passare due giorni con noi ed aiutarci a rendere più facile il rientro a casa di Celestina, ora che sta bene. Sono venuti anche per respirare il clima della città e l'euforia di tante cose nuove che abbagliano per un momento la vista, loro che vivono in un mondo che si è fermato a mille anni addietro. Sono bimbi e bimbe bellissimi/e. Giulia e Martina, qui da noi da una settimana, sono rimaste impressionate dalle lunghe e curate trecce delle bimbe. Sono bimbi e bimbe che non parlano con altri: sussurrano tra di loro piccoli e grandi segreti che difficilmente potremo scoprire noi. Ma sono pure bimbi e bimbe che godono dei giochi semplici, delle capriole, e dell'estensione verde dei nostri giardini e guardano con impazienza l'azzurro della piscina qui sotto. Non chiedono mai niente, accettano tutto con timidezza e si fanno guidare. Sono intelligentissimi, l'intelligenza di chi vive con niente, di chi si muove al ritmo della natura e delle stagioni. Sono felici di stare con noi e noi siamo felici di averli qui in questi giorni.
 
Quando vengono, ne approfittiamo per regalare vestitini e per lavarli, prima di andare a letto. Superata la timidezza del momento e accativati dalla doccia con acqua calda ?mai sperimentata prima!- accettano di farsi aiutare. Lavarli, sgrassarli, insegnare ad usare lo schampo o il dentifricio, sono momenti di una vita che marca solo l'essenziale e riporta la serenità, ridimensionando lo sconforto.
 
A me è toccato comprare i vestitini e tagliare le unghie dei piedi ai bimbi, mentre Fabrizio, dei Castelli Romani, si adoperava ad asciugare i capelli col fon, uno strumento senza dubbio considerato infernale per questi bimbi!
 
Prendere i loro piedini tra le mie mani, togliere lo sporco rimasto tra le unghie, nonostante il superlavaggio, vincere le loro paure di essere trafitti dal tagliaunghie, curare le loro ferite, sentire il duro dei talloni e della pianta del piede per la continua lotta contro l'asprezza della natura altiplanica mi ha aiutato a non perdere di vista l'essenziale, a non farmi vincere dallo sconforto e a continuare a lottare.
 
Anche il mio cuore deve subire tagli, e rendersi duro e resistente per continuare a battersi per il bene. Grazie, bimbi e bimbe, che siete scesi dall'altipiano per entrare pure voi nell'orizzonte della Casa de los Niños, che vuole abbracciare tanti e lanciare ponti di amicizia e di bontà, nonostante le sconfitte.

Dalla finestra dei sogni realizzati...

aristide (13/10/2009 - 11:38)

Ogni tanto trovo il tempo di fermare gli occhi e il cuore per dare un'occhiata dalla finestra magica, quella che dalla nostra casetta si proietta fuori e vede scorrere davanti a sè il volo dei nostri sogni che come per incanto si materializzano. E' proprio vera quella frase che usiamo spesso: l'essenziale - i sogni realizzati - si vede solo con gli occhi del cuore.

Giorni fa, per esempio, godevo al vedere -qui sotto la nostra finestra magica- il salterellare gioioso in giardino della nostra piccola Eva. Giocava felice insieme ai suoi cuginetti, e il suo volto brillava per la spontaneità e la fantasia che fa inventare ai bambini, dal nulla, ogni sorta di divertimento. Quel volto sereno di bimba felice e spensierata ha allontanato per sempre il ricordo della tristezza e del dramma delle bruciature sulle sue guance, dolore vissuto dentro la sua famiglia, e che l'ha portata qui da noi per curarla e ritrovare il senso di una vita che prima - assurdamente- era considerata sprecata per lei.

Vedo salterellare giocosa la piccola Evita, e allontanarsi dalla nostra finestra, dal nostro giardino, e correre incontro alla sua mamma, che l'aspetta un poco più in là. Evita non alza lo sguardo verso la finestra magica. Lei ora ha il suo orizzonte: un casa, una famiglia, una mamma, dei nonni, dei cuginetti, degli zii a cui rivolgere il suo sguardo e il suo cuore. E non ha certo rimpianti. Evita è l'immagine della serenità conquistata che passa sotto la nostra finestra. E io, ingenuamente come i bimbi, ringrazio l'asino che le salvò la vita, anni fa..., e la portò qui. E questo mi fa felice, immensamente.

Con una certa commozione, invece, e quasi con un nodo in gola, dalla finestra dei sogni realizzati fisso spesso il mio sguardo, in questi giorni, sul piccolo Manuel (lo conoscemmo in ospedale proprio quando andavamo a trovare Eva, ricoverata là per oltre un mese appena arrivò da noi). Ogni fine settimana, ed anche a metà settimana, la mamma Wilma, insieme agli altri due fratellini, Carla e Martín, lo viene a prendere per portarselo a casa, la casetta nuova, lá fuori, nel villaggio arcobaleno, una casa con finestre, con letti, con cucina, con la luce e l'acqua calda, con un bagno nuovo, una casa vera, insomma, mica il tetto di lamiere all'aperto sotto cui vivevano prima. E Manuel applaude felice e grida: »Mami, mami!«, e poi si lancia con le sue gambette curve verso la sua mamma che l'aggiusta, come tutti i bimbi poveri boliviani, nel suo aguayo (tela) colorato, e se lo mette a tracolla. E Manuel ci saluta e se ne va felice, barcollando sulle spalle della mamma, verso la sua casetta in compagnia della sua famiglia, quella vera. Piano piano Manuel si stacca da noi, dalla nostra casetta... L'abbiamo pensato così e così si sta realizzando... La famiglia di Manuel è la più povera del nostro villaggio arcobaleno, ma è la sua famiglia, è il suo tesoro, e questo non ha prezzo, e questo supera qualsiasi povertà materiale. E poi la sua famiglia è qui con noi! Manuel ha imparato a camminare, sta imparando a parlare, e sta riprendendo vita dentro la sua famiglia e sta dando vita alla sua famiglia.

Il nodo in gola è perché il duro Ari, che non piange mai, vede uno dei suoi angioletti sparire piano piano dietro l'angolo del giardino e la separazione si sente... Dalla finestra dei sogni realizzati oggi abbiamo salutato Lisa che è partita per rientrare in Italia, dopo questi bei mesi della sua vita che ha voluto regalarci. Anche lei ha voltato l'angolo e non la vediamo più qua fuori, come non vediamo più tutti gli amici e le amiche che quest'anno e gli anni scorsi hanno condiviso con noi la loro vita: e con tutti abbiamo costruito un rapporto molto, molto bello! E anche qui si sente lo strappo, la separazione, perchè non abbiamo vissuto invano questi mesi insieme!

Ma dalla nostra finestra magica continuiamo a vedere Lisa, e continuiamo a vedere tutti. Vediamo i bimbi che si fanno abbracciare, vediamo i bimbi che si fanno chiamare, vediamo i bimbi che si fanno coccolare e viziare, vediamo i bimbi che si fanno lavare, vediamo i bimbi che si fanno raccontare una favola prima di addormentarsi, vediamo i bimbi che hanno adesso un cuore grande che abbraccia tutti gli amici e le amiche che li hanno curati in questo tempo. Vediamo l'amore, l'affetto e la simpatia di tutti che riempiono il cuore dei bimbi e il nostro cuore.

Da questa finestra contempliamo il senso della nostra casa e del nostro villaggio che danno vita, danno significato a tutti i piccoli gesti, e seminano speranza e gioia, e un po' di bene. Dalla nostra finestra vediamo tante rondini portare in cielo il grazie di tutti noi per chi è volato fin qui a condividere la sua vita e a farsi contagiare dalla bellezza e simpatia dei nostri piccoli...

il villaggio dal satellite

aristide (10/10/2009 - 19:16)


che meraviglia vedere quanto è stato realizzato in quasi tre anni con l'aiuto di tanti amici.
Si possono vedere le 52 casette finite, tutte in fila, poi il fabbricato più grande vicino alla nostra casa sono gli appartamentini per le piccole famiglie, e in fondo a sinistra la scuola, che non è ancora terminata (è costruito solamente il piano terra.
Come ringraziare ognuno di voi ????
Non possiamo dire altro che siamo consapevoli del grande sentimento che ci lega e che unisce, come dice sempre Ari, due cuori uno in Italia e l'altro al di là dell'oceano.
Un abbraccio a tutti
Gianni
 

daniel

aristide (10/10/2009 - 00:36)

Casa de los niños, 9 ottobre 2009

Carissimi e carissime! Ringraziamo di cuore per tutto l'affetto che ci avete comunicato al ricevere la notizia dell'arrivo di Daniel nella nostra casa, ieri pomeriggio. Si sente che siamo davvero una famiglia unica sparsa nel mondo, e questo è un regalo immenso!

Questa notte, il piccolo Daniel è volato in cielo, per raggiungere Toño, Paola, David, Zaida, Luciano, Marina e tutti i nostri che in qualche modo questa nostra casa ha unito. E' volato circondato dall'amore di tutti noi, l'unica cosa che potevamo offrirgli, quella vera.

Stavamo preparando il suo latte e lui con gli occhi aperti ci ha guardati come a volerci salutare. Ora, con la sua mamma presente, con tutti i bimbi della scuola e con tutte le famiglia, nel mezzo del nostro villaggio, andremo a salutarlo e a ringraziarlo, anche a nome vostro che l'avete conosciuto solo per foto, un attimo prima della sua partenza per il cielo.

Noi siamo felici, pur nel dolore. Ringraziamo Daniel di averci regalato questi ultimi istanti della sua vita nel cuore della nostra casa, nel cuore del nostro villaggio, nel cuore delle nostre intenzioni che sono solo di bene per tanti.

Lui rimane con noi!

Siamo proprio una bella famiglia!

Un abbraccio forte, forte a tutti e tutte.

Ari con tutti e tutte del villaggio arcobaleno e della casetta de los niños

.... le sorprese continuano....

aristide (09/10/2009 - 00:15)


guardate il nostro David ....al suo arrivo, quasi un anno fa ,  era ridotto quasi un vegetale  che non riusciva nemmeno a stringere tra le manine il suo biberon.... eccolo ora !!!!
VIVA DAVID!!!  Grazie Ari , Grazie Giulia , grazie Tania e tutti i ragazzi e ragazze  che lo hanno curato , ma soprattutto amato !!!!  
 

arriva daniel

aristide (09/10/2009 - 00:05)



Un po' fuori programma, ma con tanta trepidazione, annunciamo l'arrivo di Daniel nella nostra casetta!
Daniel ha 7 mesi, è nato il 5 marzo. Ha l'aids, pesa meno di 3 chili, ha un sacco di complicazioni al cuore e ai polmoni, non vive senza ossigeno, ma noi siamo felici di averlo qui.
Come sempre, i pronostici dei medici sono duri: 5 giorni di vita.
E noi diciamo: e siano pure 5 giorni di vita, ma che siano 5 giorni di affetto costante per lui. Noi ci impegniamo qui e chiediamo l'impegno di tutti lì!
Oggi abbiamo cantato davanti alla sua culla, anche perchè era il compleanno di Jhonni, uno dei tre fratelli in carrozina. Lui ha aperto gli occhi e ha mosso la sua bocchina.
Anche per lui abbiamo un sogno di bene e lo manterremo in ogni istante.
Ogni bimbo è un regalo immenso!
E' stato bello, stasera, vedere come tante mamme del villaggio sono venute a trovare il piccolo Daniel, a offrire vestitini e copertine, latte e disponibilità per accoglierlo. E' capitato pure il Padre Antonio, e allora presenti tutti insieme, davanti alla sua culla, l'ha battezzato con tanta semplicità in segno di accoglienza nella nostra casa e nel cuore di tutti noi. L'acqua è segno di purezza, l'acqua è un elemento indispensabile di vita. Toglie la sete. Ci immette nel circolo della natura e dell'universo. Siamo dipendenti dall'acqua e questa ci fa dipendenti gli uni dagli altri, ci unisce.
Daniel è entrato nel nostro villaggio, nella nostra casa, nel nostro universo che abbraccia tanti nel mondo, per unirci con la stessa semplicità e purezza dell'acqua.
Daniel ci è stato affidato, non importa se sarà per 5 giorni, per 5 ore o pochi minuti. L'amore di tutti l'ha avvolto e l'ha sigillato come piccola perla di luce per la realizzazione del nostro sogno.
Ben arrivato, Daniel!


 

Festa di San Francesco, festa della pace

aristide (04/10/2009 - 23:58)


Sono le 4 del pomeriggio e tra poco ci riuniremo nel nuovo salone per pregare insieme e chiedere la pace, affidandoci a questo grande amico che si chiama Francesco di cui oggi ricorre l'anniversario...

Apro una parentesi. Dove abbiamo costruito il salone, le suore a cui abbiamo comprato il terreno –e che sono Francescane!- avevano un luogo chiamato La Porziuncola. Tutti noi che abbiamo avuto la fortuna di essere stati ad Assisi conosciamo quel bellissimo angolo di cielo che si chiama Porziuncola, dentro la Basilica di Santa Maria degli Angeli, dove si ritirava Francesco. In quel piccolo angolo, Francesco comprende chiaramente la sua vocazione a servire i poveri e sempre lì Chiara viene accolta nella famiglia di Francesco. A quel piccolo tempio è legata il perdono di Assisi (parola importante per me, in questi giorni!). Nella Porziuncola, Francesco raduna ogni anno i suoi frati nelle riunioni generali, per discutere le regole del suo gruppo, per ritrovare di nuovo l’entusiasmo e per andare avanti a servire i poveri, secondo il Vangelo di Cristo. Vicino a quel luogo, Francesco se ne andò in Cielo la notte del 3 ottobre 1226.

L’ambiente dove è situato il nostro nuovo salone, grande, e capace di ospitare 400 persone, si chiama “Paola Marasa”, la mamma di Teresita e Víctor Manuel, a ricordo suo, dei suoi 50 giorni passati insieme a noi.

Felice casualità: ieri sera, sabato, per la prima volta, con tutte le famiglie –grandi e piccoli- della cittadella Arcobaleno ci siamo ritrovati per decire insieme le regole della cittadella. Eravamo in tanti e tanti hanno parlato e detto la loro opinione, liberamente. E ne sono venute fuori tante belle proposte. Come le metteremo in pratica, sarà tutto da vedere e da studiare insieme, nella prossima riunione.

 Stamattina, approfittando della bella giornata di sole, sono andato in giro per la cittadella a fare foto. Da tempo volevo ringraziare visivamente tutti gli amici e le amiche che sono stati/e con noi durante questi mesi! Lo faccio perché mi nasce dal cuore! Già una volta l’ho scritto, ma lo volevo pure far vedere. E mi piace ripetere i nomi perchè è importante e bello poter tenere ognuno nel cuore, perché ognuno ha curato un particolare: Martina e Giovanni di Genova; Matteo e Lisa (che è ancor qui, per fortuna) di Casina e Leguigno; Elisa e Massimo di San Michele di Sassuolo; Elisa di Treviso; Mario della Sardegna; Sara e Gianluca di Salerno; Marcella di Modena; Eleonora di Roma; Coralba di Rimini; non sarebbe necessario ricordare Nicola di Castellarano perché tra qualche settimana sarà di nuovo qui, ma un bel segno l’ha lasciato pure lui! E qualche mese prima erano state con noi: Nicole di Reggio e Sara di Tressano, oltre all’amico Fabrizio dei Castelli Romani. E come non ricordare i 7 mesi di Isa di Brescia! Sono stati con noi anche alcuni ragazzi della Spagna, legati al Focolare, che ricordiamo con molto affetto per i progressi medici che riscontriamo ogni giorno di più in Manuel e David. Giuliana, Tullio e Bianca, la famiglia di Chiara, di Parma -amici di Giulia-, hanno vissuto in una delle nostre casette e al loro talento dobbiamo tanti particolari di colore e di bellezza che ci accolgono appena si entra alla proprietà. Le foto probabilmente non rendono la spontanea  simpatia creatasi e il contributo concreto di ognuno che rende più bello e accogliente il nostro centro... Ognuno dirà. E ognuno ha lasciato il proprio tocco e il proprio “sigillo”: nei fiori davanti alle case, nei doni, nella minuziosa cura degli ambienti, dentro e fuori, e  nell’ordine dei vestiti e degli armadi, nelle idee e nelle proposte, nelle fantasie culinarie, nello stupore e nella difficoltà ad agire di fronte agli imprevisti (leggi certi scoppi della pancina e del sederino di Sebas, Evelin, Manuel ed altri che senza dubbio non potranno mai dimenticare Marcella, Lisa ed Elisa!), nei momenti condivisi con i bimbi e nei sogni per ciascuno di loro.

 ... Lo voglio ripetere perchè questi 20 anni che ho passato in Latino America mi hanno insegnato l’importanza della riconoscenza, la riconoscenza che costruisce una vita e lascia un sigillo forte nel cuore. La nostra casetta, il nostro cuore, i nostri bimbi, le nostre famiglie, il nostro villaggio –che ora si può vedere bene anche dal satellite!- vivono e sono marcati dall’amore di tanti: giovani, famiglie, coppie, mamme, nonne... Sono tanti quelli che sono venuti qui a dare una mano, a farsi conoscere e a conoscere, ad amare concretamente e a farsi voler bene...

 Sono tanti quelli che continuano a credere e a spingerci a sognare pur non essendo mai venuti: giovani, famiglie, coppie, mamme, nonne e pure bimbi (difficile per loro viaggiare)...

 Sono tanti quelli che vivono qui: giovani, ragazzi, famiglie, coppie, mamme, nonni, nonne e soprattutto bimbi. Sono loro la ragione d’essere della nostra cittadella, dei nostri sogni e dei nostri sforzi, sono loro il regalo del nostro cuore.

 Sono tanti quelli che lavorano qui, dentro queste mura: soprattutto ragazze, ma anche giovani e persone mature. Da dentro si vedono pure gli errori, che sono tanti, ma nessuno si tira indietro.

 A tutti vorrei chiedere una cosa importante, che non è un favore ma un desiderio forte per poter andare avanti bene, insieme, e costruire ogni giorno di più il nostro sogno: un arcobaleno che abbraccia tanti e che fa fiorire il sorriso e la felicità sul volto di chi è piccolo, debole, dimenticato, soffre abbandonato ed emerginato.

 Come alcuni sanno, è iniziato un altro processo contro di me, di nuovo sulla base di prove e argomenti falsi. E già venuta la polizia, più volte, anche di notte, a cercare di spaventarci, mandata da gente senza scrupoli che crede e si muove solo per soldi e non certo per seguire la verità.

E’ già stato chiesto l’arresto preventivo per me perchè sono italiano e sono un tipo pericoloso che inganna la gente...

 Lasciamo da parte la rabbia, manteniamo questa incredulità di fronte a gesti di persone e istituzioni che dovrebbero difendere il bene, ma non giudichiamo nessuno.

 Non lasciamo che distruggano il nostro cuore e i nostri sogni.

 Per questo, vorrei rileggere insieme a voi questo bellissimo testo di Martin Luther King che parla del suo sogno (ho aggiunto qualche correzione mia). Così ci faremo guidare nel nostro agire e nei nostri pensieri:

 “...In questo nostro procedere verso la giusta meta non dobbiamo macchiarci di azioni ingiuste... Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di libertà bevendo alla coppa dell'odio e del risentimento. Dovremo per sempre condurre la nostra lotta al piano alto della dignità e della disciplina. Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza... Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza della menzogna con la forza dell'anima... Non possiamo camminare da soli...

 E mentre avanziamo, dovremo impegnarci a marciare per sempre insieme, in avanti. Non possiamo tornare indietro...No, non siamo ancora soddisfatti, e non lo saremo finché la giustizia, la verità e il bene non scorreranno come l'acqua, e il diritto come un fiume possente...

 ...In qualche modo questa situazione può cambiare, e cambierà. Non lasciamoci sprofondare nella valle della disperazione… Con questa fede saremo in grado di strappare alla montagna della disperazione una pietra di speranza. Con questa fede saremo in grado di trasformare le stridenti discordie e i problemi che ci circondano in una bellissima sinfonia di fratellanza... Con questa fede saremo in grado di lavorare insieme, di pregare insieme, di lottare insieme, di andare insieme in carcere, di difendere insieme la libertà, sapendo che un giorno saremo liberi. Quello sarà il giorno in cui tutti i figli di Dio, i figli di questo nostro sogno sapranno cantare con significati nuovi: villaggio mio, di te, dolce terra di libertà e di bene, di te io canto; terra dove morirono i nostri bimbi e le nostre mamme, terra orgoglio di chi ci visita, da ogni casa  risuoni la libertà e il bene.

 ...Laggiù nell’Alabamba, con i suoi razzisti rabbiosi, con il suo governatore dalle cui labbra sgorgano parole di interferenza e annullamento, proprio lì in Alabama, un giorno bambine e bambini neri prenderanno per mani i bambini bianchi come fratelli e sorelle. Oggi ho un sogno. Quando lo faremo echeggiare di villaggio in villaggio, di casa in casa, di cuore in cuore, saremo in grado di far avvicinare il giorno in cui tutti i figli di Dio, neri e bianchi, ebrei e pagani, protestanti e cattolici, credenti ed atei, potranno prendersi per mano e cantare il vecchio spiritual: Finalmente liberi! Grazie a Dio onnipotente, grazie all’amore siamo finalmente liberi.”

 Il mio desiderio è quello di liberare il nostro cuore, di renderlo libero, di purificarlo ogni momento di più .

 C’è nel Vangelo una frase che mi ha sempre colpito ed è sempre stata il mio sogno e il mio anelo: “Felici i puri di cuore, perchè vedranno Dio”, che vuol dire; vedranno il bene, vedranno le cose buone. Io ho il sogno di veder trionfare questo bene per tanti. E’un sogno che mi è stato comunicato e che vorrei comunicare.

 Tutti noi abbiamo bisogno di rendere puro il nostro cuore e le nostre intenzioni, se no non ha senso quello che facciamo e non resterà pietra su pietra di quello che stiamo costruendo.

 Solo così trionferanno la serenità piena e la felicità piena per la nostra vita, per le nostre vite, per la vita del nostro villaggio, dei nostri fratelli e delle nostre sorelle.

 Tutto è bello qui attorno, in questa natura verde e rigogliosa.

 Tutto è bello nel volto e nel cuore dei nostri bimbi, anche di quelli più ammalati, come Daniel che, con i suoi 7 mesi di vita, in ospedale, lotta istante per istante per farcela. Lui ha bisogno del nostro cuore puro, a lui devono andare le nostre attenzioni e le intenzioni del nostro cuore in questo momento.

 E’ troppo grande quello che abbiamo tra le mani per farci distrarre.

 Aiutiamoci, dunque, a tener il nostro cuore fisso e diritto verso il bene.

 

 



Casa de los Niños, 21 settembre 2009

aristide (26/09/2009 - 12:05)

21 settembre: l’inizio della primavera, da queste parti del mondo. L’inizio pure delle piogge, dopo tanti mesi secchi. A dire il vero, non ha ancora piovuto, ma ci sono stati tanti giorni di vento, un vento fastidioso per la polvere che spazza a raffiche il nostro villaggio e che impedisce il divertimento dei bimbi in piscina, qua fuori.

 

Ma stanno pure rifiorendo le rose e tra poco rispunterà il verde fresco dell’erba nel grande giardino attorno alle case e davanti alla scuola nuova, mentre dalla finestra della cucina vediamo il saettare nervoso del colibrì verde smeraldo da un fiore all’altro. Pensando alla scuola, quella grande, grande, là in fondo all’angolo nord del nostro terreno, costruita grazie all’aiuto degli/delle amici/amiche di Lodi, ci piace comunicare che il 5 ottobre vorremmo inaugurare le prime aule, la mensa e la cucina, e trasferire le lezioni nei nuovi ambienti. Così, gli ultimi due mesi di scuola (qui la scuola finisce il 15 dicembre) li vivremo in una sistemazione più adatta e libereremo altre due casette nuove, prese a prestito da due delle nostre famiglie nei mesi precedenti per poter svolgere le lezioni.

 

 

21 settembre: è anche il compleanno dell’ultimo arrivato nel nostro villaggio: Gonzalo, il fratellino di 5 anni di Jazmin, la bimba ammalata, venuta da noi insieme ai genitori, pure loro ammalati, poco più di un mese fa. Ora Jazmin è in ospedale, per una brutta polmonite, ma speriamo possa uscirne presto. Gonzalo invece sta bene e va già all’asilo e si sta abituando a parlare spagnolo, lui che sempre ha vissuto nei campi e probabilmente si sentirebbe più comodo con il quechwa, come del resto la sua mamma Virginia, mentre che il papà Demesio parla aymara.

 

 

21 settembre: due anni fa iniziavamo la costruzione delle prime casette, con l’emozione in gola per quei primi mattoni che davano il via al nostro villaggio arcobaleno. E uno squarcio di arcobaleno brillava inaspettatamente nel cielo proprio stamattina, per uno strano gioco di luci tra le nubi e il sole. L’arcobaleno è il segno di protezione della nostra debolezza, su cui fondiamo tutto il nostro agire qui, e ci vuole insegnare un sentiero di pace e cordialità nonostante le gravi difficoltà affrontate ogni giorno.

 

 

21 settembre: è la festa di Matteo, uno che faceva una vita brutta, rifiutato da tutti, ma che Gesù andò a cercare e lo fece amico suo. Auguri agli amici che portano questo nome, auguri al piccolo Matteo che qualche giorno fa ha compiuto 9 mesi . Auguri pure ai tanti conosciuti che oggi festeggiano il compleanno.

 

 

21 settembre: è un ricordo speciale anche per mio padre che tanti anni fa, in questo giorno, lasciò mia madre, i miei fratelli piccolini, mentre io ero in arrivo nel grembo della cicogna -come Dumbo-, per andarsene troppo presto in Cielo. Un grazie grande come il Cielo, in questo giorno, a mia madre per aver sopportato da tanti anni questo dolore e questo distacco, con sempre la serenità negli occhi e nel cuore.

 

 

21 settembre: anch’io, 27 anni fa, partii in fretta da casa, proprio in questo giorno, con un nodo in gola, per un’avventura che mi ha portato fin qua a festeggiare l’arrivo della primavera insieme a tanti bimbi (oggi era festa nella scuoletta del nostro villaggio e tutti i bimbi hanno ballato e giocato sotto lo sguardo felice delle mamme e delle maestre), insieme a tante famiglie, insieme a tanti amici e amiche che dall’altra parte del mondo si congedano dall’estate.

 

 

21 settembre: un giorno bello, nonostante i contrasti e le contraddizioni vissuti pure oggi, un giorno che ci spinge nuovamente a sognare e a ringraziare.

 


Festa della Primavera nel villaggio Arcobaleno

aristide (06/09/2009 - 01:39)

Anche quest’anno, la prima domenica di settembe, che corrisponde al giorno “verde” per tutti in Bolivia (si circola solamente a piedi), abbiamo festeggiato la festa della primavera, nel nostro villaggio. E’ una scusa per tenere unite tutte le nostre famiglie ed  evitare che si disperdano in altre attività che non fanno bene a nessuno.

 

E’ un’occasione bella per respirare insieme il senso di vivere in comunità e di farlo in un clima di festa e di giochi. Ci siamo preparati pensando in una grande caccia al tesoro che doveva essere percorsa da tutti i membri di una famiglia al completo. Il tesoro era la scoperta della “comunità”, rappresentata con lettere e con un mosaico di pezzi ritagliati della mappa della cittadella.

 

Quasi tutte la famiglie erano presenti al completo e solamente due non hanno partecipato, purtroppo.

 

La giornata molto calda ha tolto un poco di slancio all’entusiasmo generale, anche perchè tutto si è svolto attorno al mezzogiorno, ed eravamo in tanti a gareggiare, ma alla fine il risultato è stato molto positivo. Per ogni famiglia c’è stato un regalo e per le famiglie al completo un regalo ulteriore, così come per le famiglie che le cui case si sono rivelate le più ordinate.

 

La famiglia di Chiara e Sandra ha lavorato giorni interi e tutta la notte del sabato per preparare con dettaglio ogni tappa.

 

Anche le famiglie dei nostri bambini ammalati hanno partecipato accompagnate da Giulia e Lisa. Coralba faceva parte della giuria. Padre José ha celebrato la messa così pure lui ha fatto la sua parte in questo giorno comunitario.

 

Era bello contemplare il via vai festoso della nostra gente, così diversa e così bella, unita sotto un unico arcobaleno di pace e solidarietà.

 

Siamo una famiglia originale, composta da persone di tutte le estrazioni e di ogni sorta. Proprio una bella varietà di gente!

 

Bolviani, quechua, aymara e yuquis. Italiani, chileni e spagnoli. Gente povera, che mai ha avuto un tetto sotto cui proteggersi, ma anche gente più fortunata.

 

Persone cresciute in campagna, con la pelle striata dal freddo e dal sole; ragazze condannate per anni a vivere in carcere e ora finalmente libere, senza sentirsi giudicate da nessuno.

 

Bambini spinti su una carrozzella, altri colpiti da malattie dure.

 

Mamme giovani con i bimbi in spalla, appena nati, altre curve sotto il peso di tante gravidanze.

 

Persone che non hanno un fede religiosa, altre che magari vanno a messa tutti i giorni.

 

Nonni e nipoti accomunati in un grande gioco. Studenti dell’università con adulti che a mala pena sanno fare la loro firma.

 

Famiglie che riescono a risolvere internamente i loro problemi, ed altre che continuamente vivono il dramma dei loro ragazzi nella difficile tappa dell’adolescenza.

 

Persone sane ed altre che non riescono a sbarazzarsi dell’alcool.

 

Ma tutti di corsa e tutti felici, nonostante la stanchezza e il caldo in questa festa della primavera, in questo villaggio che non fa differenza di persone e che cerca di mettere in luce la bellezza del cuore che ognuno porta dentro.

 

Una festa bella e semplice che suscita nuovamente un grazie profondo per il fatto di vivere questa storia con volti così diversi che ora orgogliosamente sentiamo parte della nostra famiglia.

Ancora sulle case…

aristide (01/09/2009 - 21:32)

Continuo il discorso di ieri con qualche linea ancora a proposito di case.

 

 

Marcela è una delle ragazze della Comunità che da più tempo lavora con noi. Non solo lavora, visto che è assistente sociale e con la sua professione ce n’ha da fare qui da noi, ma soprattutto fin dall’inizio aderisce pienamente con la sua vita alla storia dei nostri bimbi, delle nostre casette e del nostro villaggio. In questi ultimi mesi la sua famiglia ha vissuto una spiacevole disavventura di cui noi siamo partecipi. Riassumo un po’ la vicenda. Per motivi inspiegabili, un avvocato e un giudice corrotti sono riusciti ad impossessarsi “legalmente”! della casa in cui Marcela e la sua famiglia vivevano da sempre, nella periferia sud della città, al lato opposto di dove viviamo noi. Una casetta umile, ma era loro, in cui vivevano vari bimbi e i genitori anziani. Nel giro di poche ore tutti i membri sono stati trascinati fuori di casa da una schiera di poliziotti pagati e senza scupoli. E non si poteva fare niente: un’impotenza assoluta. Meno male che lì vicino c’erano alcuni ambienti in disuso e così hanno potuto trasferirsi temporaneamente in stanze senza nè luce nè acqua, appoggiati dall’affetto dei vicini, pure loro increduli davanti a tale assurdità legale.

 

Quando l’abbiamo saputo, pure noi abbiamo cercato di darci da fare. Siamo andati da avvocati e da giudici più puliti; siamo andati dalla polizia; abbiamo elevato un muro di protezione per poter difendere il diritto della famiglia, ma non c’è stato quasi niente da fare. A quel punto abbiamo offerto una delle nuove casette del nostro villaggio, pulita a lucido dai nostri bimbi e ragazzi. Ma questa ci sembrava una soluzione che non risolveva la evidente ingiustizia di cui era vittima la famiglia di Marcela. Basta immaginare l’assurdità di questa faccenda: vivi da 50 anni nella tua casa e improvvisamente devi sloggiare perché qualche malvivente ne ha preso possesso legale.

 

La mattina prima del ferragosto ci hanno avvisati che era arrivata una ruspa per demolire la casa e il muro di protezione da noi costruito. La mamma di Marcela chiama per telefono disperata: “Cosa possiamo fare? Hanno distrutto tutto: dateci una mano!”. Ma come?

 

A quel punto prendiamo una decisione: andiamo a metterci davanti alla casa con tutti i bimbi del villaggio, che sono compagni di scuola dei nipotini di Marcela, per protestare pubblicamente contro questa ingiustizia. Chiamiamo la televisione, che ci conosce, e denunciamo questo misfatto. E vedremo se la polizia viene a mandarci via. Andiamo a protestare in modo pacifico ma deciso! Nessuno ci fermerà. Non può mica sempre vincere il male sul bene! Questo è il nostro motto: il bene deve trionfare sull’ingiustizia.

 

Quello stesso giorno è in visita da noi un sacerdote che lavora a Roma, come responsabile mondiale dei gruppi dell’infanzia missionaria (e dei giovani). Lo coinvolgiamo e lo invitiamo a celebrare messa in strada, davanti alla casa, e ce ne sbafiamo della polizia che potrà venire a darci fastidio. Lui ci dice che lo farà volentieri: ci confessa che queste cose le ha viste solo nei documentari sul Brasile!

 

E’ mezzogiorno. Facciamo uscire in anticipo i bimbi da scuola. Le nostre mamme porteranno il pranzo che hanno preparato, come ogni giorno, sul luogo dove ci stiamo trasferendo, con una gazzarra incredibile, nei taxi ricolmi dei nostri piccoli.

 

Per i bimbi si tratta di un’avventura piacevolissima che chiedono poter ripetere anche nei giorni successivi!

 

Arriviamo sul posto e la polizia se ne è andata perché i vicini si sono dati da fare nel difendere la proprietà. Loro stessi ci accolgono con tanto calore e simpatia, offrendo bibite fresche. Ci installiamo con tende in mezzo alla strada e aspettiamo la televisione e le mosse della polizia. I bimbi, intanto, vanno a giocare con le loro maestre in un parco lì vicino. Dopo poco arrivano le nostre mamme e si improvvisa il pranzo. Prepariamo per la messa e spieghiamo ai bimbi il senso della nostra protesta. Loro capiscono subito che non si tratta di far guerra a nessuno, ma che è necessario opporsi con modi non violenti contro chi vuol far prevalere il male sul bene, l’ingiustizia sulla verità.

 

E’ molto emozionante la messa celebrata in strada con immagini tipiche della fede popolare di qui, in presenza di bimbi, di vicini e di persone vittime della corruzione pubblica. Siamo tutti uniti a cercare una soluzione di bene, sotto il segno della nostra casetta che vuole essere una casetta di pace, protetta dall’arcobaleno dell’amore. Difatti la scuola del nostro villaggio si chiama proprio “Arcobaleno di Pace”. E i nostri bimbi devono essere educati alla pace, alla verità e alla giustizia. Il sacerdote è italiano ma riesce a spiegarsi benissimo. Prima della fine della messa, arriva pure la televisione. Parliamo a ruota libera, in dialogo con i bimbi che sanno spiegare bene il senso del nostro stare lì. Si vedrà poi in televisione l’immagine del piccolo Edson con le mani giunte, in prima fila.

 

E davanti alla televisione i bimbi fanno una promessa: quella casa che gente malvagia ha distrutto con ruspe in pochi minuti, noi la ricostruiremo in tre giorni, proprio durante i tre giorni che dura la festa di ferragosto qui da noi, approfittando che la polizia e gli avvocati saranno occupati, come tutti, nella festa da qualche altra parte. Vediamo un poliziotto passare di là per venire a filmarci, come per spaventarci, ma non ci fa paura. Ogni bimbo prende in mano un mattone e andiamo insieme a metterli sul posto dove ricostruiremo la casa distrutta. E il sacerdote benedice i bimbi e i mattoni. Si tratta di un gesto sacro e serio. In tre giorni ricostruiremo quella casa! Noi lo vogliamo e siamo sicuri che anche Dio lo vuole!

 

Chiamiamo infatti tutti i muratori che lavorano nel nostro villaggio e ci mettiamo subito all’opera: un camion di sabbia, uno di cemento, un altro di mattoni e ferro. L’acqua è lì sul posto. Sgombriamo le macerie e diamo il via alla ricostruzione. Proprio nel momento in cui la televisione fa le riprese, arrivano pure i nostri bimbi dell’altipiano, che avevamo invitato a passare alcuni giorni da noi durante le vacanze di ferragosto. Arrivano con i loro vestitini colorati, i loro berretti a punta e le loro faccine arrostite dal sole. Arrivano sul camioncino di Emilio, insieme al cemento. Vengono a darci man forte. I signori della tele non si raccapezzano più con tanto guazzabuglio ma stanno al nostro gioco.

 

E’ la forza dell’innocenza che ci spinge ad andare contro decisioni assurde e ci fa credere che prima o poi il bene deve trionfare.

 

A sera, i bimbi rientrano al villaggio, felici della loro avventura. Con alcuni adulti rimaniamo sino a tardi, per seguire i lavori e per pregare, lì per strada, e per incoraggiare i vicini e i familiari di Marcela. Fino a notte si lavorerà nei prossimi giorni.

 

La polizia non interviene. Vengono, sì, dal Comune per dirci di interrompere i lavori, ma noi ce ne freghiamo.

 

Dopo tre giorni, le pareti della casetta sono tutte in piedi di nuovo, e pure il tetto. L’avevamo detto e l’abbiamo fatto. Ciò che il male distrugge, il bene lo può ricostruire, se lo si fa insieme, credendoci.

 

La famiglia di Marcela è ritornata in possesso della propria casa grazia alla forza e all’innocenza dei nostri bimbi. Son passati 15 giorni e gli avvocati e giudici tacciono, la polizia non si è fatta viva.

 

Le prossime mosse non le sappiamo, ma l’abbiamo detto e promesso ai nostri bimbi. Se qualcuno distrugge la casa, noi andiamo a ricostruirla perché crediamo che è giusto così, e la nostra unica forza è quella della verità e del bene, quella dei sogni pazzi realizzati!

 


Le case...

aristide (31/08/2009 - 21:01)

Casa dei bambini, 31 agosto 2009

Di questo mese di agosto che è alla fine, sarebbe bello poter fare una sintesi per poter comunicare e condividere tanti fatterelli che l’hanno reso bello e gratificante...

Qualche settimana fa ricordavamo l’arrivo giocoso delle rondini sul finire dell’inverno che da noi, che siamo con la testa capovolta all’ingiù, per via dell’emisfero sud, si rivela molto mite e soleggiato. Oltre alle rondini, agosto segna spesso l’arrivo di nuovi amici nelle nostre casette e nel nostro villaggio. Difatti, il 26 agosto abbiamo ricordato, senza tanti festeggiamenti, ma con la commozione scritta nel cuore, il primo anno di David tra noi. Nessuno si sarebbe azzardato a prendere un bimbo cerebroleso se non ci avessero pregato a lungo dall’ospedale infantile. Ma David, con il timore che suscitava in noi la sua malattia tremenda, si è rivelato un bimbo straordinario, per la sua giocosità e per la simpatia che genera attorno a sé, lui che passa la maggior parte della giornata in una culla d’oro. E’ d’oro perché è stata pensata apposta per lui e lui ci sguazza dentro muovendosi felice come un forsennato. E’ d’oro perché da lì lui cambia il volto delle persone che gli si affacciano e li trasforma in sorrisi compiaciuti.

 

Il 28 agosto, quest’anno, è arrivata anche la prima famiglia al completo ammalata di AIDS: il papà Nemesio, la mamma Virginia e la piccola Jazmine di tre anni. La mamma non ha segni evidenti della malattia, il papà e la bimba sono appena usciti dall’ospedale e sono ancora marcati dalla sofferenza. Vengono da un villaggio sperduto della campagna e non capiamo bene come la malattia li abbia avvinghiati... Sono soli, la famiglia di origine non è al corrente del male che li affligge. Non hanno la possibilità di rientrare al loro paesino, e d’altra parte devono stare vicini ad un ospedale pubblico. I medici ce li hanno affidati e noi li abbiamo accolti. Hanno un loro appartamentino indipendente, con bagno, cucina, lettini e sala da pranzo. Possono vivere uniti, pur nel dolore.

Per ogni necessità, fanno due passi e bussano a casa nostra per chiedere aiuto. E tutto è gratis e non chiediamo loro niente a cambio. E loro si stupiscono e pian piano i loro volti si illuminano. Devono trovare il loro modo di avvicinarsi e di muoversi con libertà: nessuno li ha obbligati a venire ma si rendono conto che nessuno lesina loro affetto e simpatia. Noi siamo contenti di considerarli parte della nostra famiglia bella, originale e grande...

In questi giorni ripensavo a quello che tante volte ho sperimentato e scritto: che siamo fortunati a poter condividere con tanti la nostra avventura verso il bene. Ma mi è venuto anche da pensare che ciò non sarebbe possibile senza l’aiuto di chi ci appoggia, di chi ci aiuta concretamente, di chi si dà da fare con mille iniziative, di chi si priva del proprio, di chi vuota il proprio portafoglio, di chi inventa mille strategie e attività, di chi ci offre gratis la propria amicizia, di chi bussa alle porte di altri, di chi mette a fuoco la propria fantasia e inventiva, di chi ci vuole bene gratis. Le case e gli appartamentini che in meno di due anni sono stati messi su nel nostro villaggio non sono qui per far bella posa ma servono per accogliere fratelli e sorelle meno fortunati di noi e che improvvisamente varcano la soglia di casa ed entrano ad arricchire il nostro cuore. Le case e gli appartamentini "fioriti" qui fuori sono il frutto e l’impegno di tanti amici e amiche che credono con noi nel bene oltre ogni interesse personale e ci permettono di essere strumenti di accoglienza e di un sogno di condivisione che ha ridato speranza alla vita di tanti.

 

Stasera facevo i conti degli abitanti del nostro villaggio arcobaleno e mi sono stupito al constatare che siamo arrivati a duecento (domattina ritorneremo a 199 per la partenza della cara Marcella)! Un bel numero se si pensa che due anni fa, quando mi trasferii qui, eravamo solamente in tre, con María René e con Toño... Ora siamo in 200 a dire grazie a chi ci vuole bene e continua a credere nel nostro sogno.

 

Le casette che qui fuori si apprestano a spegnere le luci del sonno della notte sono semplici, vere e concrete come l’amore e la fiducia che ci sostengono. Dentro, domani, riprenderà la vita di chi ha potuto fare l’esperienza che i sogni si realizzano e non solo nei film. Anche noi andiamo a letto con il grazie nel cuore. E speriamo svegliarci domani ringraziando di nuovo i nostri tifosi, piccoli e grandi!

 

Grazie di cuore a ognuno!!!

 

 

Casa de los Ninos, una delle piú belle casette del mondo! 23 agosto 2009

aristide (23/08/2009 - 00:25)

Stamattina mentre cambiavo il pannolino di David mi sono soffermato sulle sue gambine, belle, robuste e diritte. E senza volere mi è venuto un pensiero balordo in testa: perché non fare un trapianto con quelle di Manuel che sono così storte e deboli?!
 David scalcia tutto il giorno con le sue gambine contro le pareti della culla, mentre Manuel riesce solamente a trascinarsi come un folletto per terra, nonostante tutte le operazioni che gli abbiamo fatto e l’anno e mezzo di gesso che ha dovuto sopportare...

 

La vita è strana: probabilmente David non potrà mai usare le sue gambine dritte per reggersi in piedi, mentre Manuel ne avrebbe proprio bisogno per dare sfogo alla sua voglia di muoversi con libertà... Ma era solamente un pensiero balordo...

 

Cambiato il pannolino ho tirato su i suoi pantaloncini e David ha ripreso il suo movimento forsennato a bicicletta dentro la culla nuova, che gli è stata appena regalata.

 

Fuori, Manuel, in attesa dei bimbi che vengono per il doposcuola la domenica mattina, ha approfittato di un attimo della nostra disattenzione per scappare in gattoni per il giardino, sporcandosi tutto. E io lo sgrido sempre quando fa così! E lui, con la testa bassa, sgattaiola dentro casa, quatto quatto. Ma non ottengo molto dalle mie sgridate: alla prima svista, lui è di nuovo fuori.

 

Più tardi l’ho preso su per portarlo in bagno e per cambiare i suoi pantaloncini sudici.

 

In un attimo di disattenzione -questa volta mia-, ho abbandonato le sue manine e lui si è trovato nel vuoto, sull’erba, e invece di buttarsi per terra, come fa sempre, si é lanciato entusiasta a muovere i suoi primi passi.

 

“Manuel cammina davvero!”, ho gridato io a tutti gli altri, grandi e piccoli, che erano lì intorno a fare merenda. “Manuel cammina, cammina!”, e tutti hanno cominciato ad applaudire ed anche gli altri che erano in cucina per preparare il pranzo di sono affacciati alle finestre per vedere il miracolo di questo giorno, da tanto atteso: Manuel ha mosso i suoi primi passi da solo.

 

L’ho lasciato varie volte e sempre Manuel si è retto in piedi da solo e ha camminato.

 

I ragazzi e le ragazze italiane che sono con noi in questi giorni sono stati testimoni, con le loro macchine fotografiche dell’emozione di questo momento.

 

 

 

Oggi, 23 agosto, Manuel ha vinto sulla sua debolezza. Tra qualche mese compirà 4 anni. Si potrebbe dire che ha impiegato troppo tempo per prendere lo slancio verso l’indipendenza! Ma che importa il tempo! Oggi ha camminato e la gioia e la commozione che sperimentiamo è difficile spiegarla a parole, dopo tanto tempo di sofferenze e attese deluse.

 

... Questo è successo nel primo pomeriggio: ogni due o tre passi Manuel cadeva in terra, ma poi lo riprendevamo su e lui via di nuovo. felice Verso sera, invece, dopo il pisolino del pomeriggio, non c’è stato più verso di fermarlo: pur con le sue gambine sbilenche si lanciava per tutta la casa a provare il brivido dell’equilibrio che vince sulla gravità. E quasi mai cadeva!

 

Ai ragazzi italiani che sono qui con noi, Mario della Sardegna, Sara e GianLuca di Salerno, Eleonora di Roma, Elisa di Treviso, Massimo ed Elisa di lá dal Secchia, Lisa di Casina, Marcella di Formigine, oltre alla carissima Giulia di Parma, la soddisfazione di aver visto in diretta un piccolo sogno realizzato qui nella nostra casetta. Mi sono ricordato del mese di agosto di tre anni fa, quando arrivai a casa dall’ospedale. C’erano altri amici italiani quella volta, e proprio Tania e Ilenia mi fecero partecipe di una sorpresa enorme: improvvisamente lasciarono le manine di María René e me la trovai di fronte a camminare per la prima volta. Che commozione pure quella volta!

 

Mi viene da pensare nella simpatia di incontri con tanti amici e tante amiche che condividono la nostra vita, le nostre gioie e le nostre disavventure, simpatia che ci unisce per sempre e che ci fa spettatori di regali inaspettati e belli.

... sono tornate a volare le rondini nel nostro cielo, qui sopra...

aristide (09/08/2009 - 13:45)

In questo pomeriggio terso di mezzo inverno, sono rimasto colpito dal volo delle rondini sopra i nostri giardini e le nostre case.

Un volo di festa e di gioia, di piroette, di rincorse e di schiamazzi.

Un volo di libertà e di ritorno a casa.

Un annuncio della primavera ormai alle porte qui da noi.

Un volo di speranza per i nostri sogni di bene per i bimbi e le famiglie, un sogno di bene anche per tutti noi che abbiamo bisogno spesso di volgere gli occhi in alto per respirare boccate di infinito e di aria serena.

Le rondini sono arrivate sulla Casa de los Niños como sono arrivati tanti amici: dalla Sardegna, dal Veneto,dalla Campania, dal Lazio e dalla nostra Emilia.

Speriamo che la nostra casa rappresenti un volo verso un orizzonte nuovo e bello per ognuno di loro.

Sembravano felici, le rondini, di tornare a schiamazzare alte sulle nostre teste. Sembrano felici i nostri amici di essere capitati qui nel nostro cielo.

E noi siamo felici di averli come compagni di viaggio in queste settimane.

E siccome siamo tutti made in Italy, li abbiamo accolti con una generosa e succulenta pizza al forno a legna!

Molto gradita, ovviamente!

Buona settimana e buone ferie e a chi se le può permettere!

Tag: rondini,primavera,speranza,amici

Lavori comunitari, nel nostro villaggio!

aristide (19/07/2009 - 17:33)

Casetta de los Niños, 19 luglio 2009

Come tutti sanno, in questi due anni e mezzo siamo andati avanti grazie all’aiuto di tutti, e tante cose sono state fatte nel nostro villaggio (molte di più di quelle che avevamo programmato!) e non finiremmo mai di ringraziare ognuno. Anche oggi si sono trasferite 4 nuove famiglie e la nostra bella famiglia ha raggiunto il numero di 191 membri! Un bel traguardo!

E ogni arrivo significa anche uno scambio di beni, per poter condividere con chi non ce l’ha, oltre una casa, anche un materasso, una bombola di gas, una cucina, un tavolo o delle seggiole. Tanto poi la provvidenza ce li moltiplica questi beni, perché è esperienza costante per noi quello che dice il Vangelo: "Date e vi sarà dato" e persino fino a cento volte tanto. Ed è pure un bene aver sospeso per un momento i lavori di c ostruzione(siamo comunque impegnati nel terminare la scuola grande) così abbiamo il tempo di rivedere e curare i particolari: giardini, tinteggiatura, mobili per le stanze dei bimbi, servizi e vie di accesso. Questo pomeriggio, per esempio, dopo il doposcuola per i bimbi e dopo la bella messa all’aperto, abbiamo convocato i presenti per un lavoro comunitario: mettere giù le pietre, regalateci dal Comune, per lastricare una strada tra le casette. Erano le 5 del pomeriggio, e volevamo dedicare un’oretta insieme per portare avanti questo angolo pubblico. E’ bello vedere mamme (anche incinte!), bambini e papà tutti insieme a muovere terra, sollevare pietre, sporcarsi da capo a piedi al tramonto di una sera d’inverno, un inverno ormai mite, nella temperatura. Anche la temperatura nei rapporti tra di noi, sotto il peso di questi lavori magari duretti, si fa più mite e più dolce, e ciò è di aiuto per fondere in uno questa nostra comunità così eterogenea e spesso grezza per le tante vicissitudini umane che ognuno porta con sè.

Viene notte, abbiamo lavorato più dell’oretta che avevamo programmato, e ci salutiamo nel buio, senza vedere bene il frutto del nostro lavoro: saremo andati storti nel mettere giù questa stradetta? Domattina ce ne renderemo conto. Ma senza dubbio non è andata storta la fatica di ognuno e insieme abbiamo costruito qualcosa che speriamo rimanga e sia segno ulteriore di amicizia e bontà reciproca. La schiena scricchiola un po’, ma qui vicino c'e' il letto che mi aspetta.

Tra le cose che mi piacerebbe poter concludere prima della fine dell’anno vorrei mettere al corrente tutti della nostra intenzione di costruire una chiesetta. Pensando alle obiezioni, che giustamente possono nascere in tutti, voglio ricordare un piccolo episodio. Quando, alcune settimane fa ho commentato questo mio desiderio a un senatore del partito comunista che è nostro amico, lui si è stupito e mi ha detto: "E perché una chiesa invece di un bel salone per i ragazzi?" E’ che il salone per i ragazzi ce l’abbiamo già, quasi finito, bello grande, di 300 metri quadrati, mentre la chiesetta sembra meno funzionale nell’ottica e nella logica utilitaristica delle cose, ma nella logica nostra, che è anche quella del ricordo della nostra debolezza e della nostra umanita, dei nostri errori e delle nostre incompentenze, ha un senso profondo. Infatti, abbiamo condiviso case con tanti bimbi e con tante famiglie amiche e in necessità, ma abbiamo bisogno anche di trovarci per rimettere nel cuore il ringraziamento profondo per chi ci sostinere e per chi alimenta di sogni il nostro cuore e per chiedere insieme aiuto a chi ci conosce e sa che da soli non avremmo potuto fare niente e da soli non potremmo colorare di azzurro (il colore dell’amore) questo nostro villaggio. Abbiamo bisogno di un luogo dove ritrovarci, grandi e piccoli, per ringraziare e per pregare, per riconoscerci deboli e per poter andare avanti insieme perché se no anche le pareti delle nostre case crollano e gli orizzonti dei nostri sogni sfumano. Come ho scritto qualche settimana fa, non è necessario che tutti crediamo nella preghiera o in Dio, per poter formar parte della nostra bella famiglia, o condividerne gli obiettivi, però, sì, tutti dobbiamo credere nel sogno di bene per tanti, che sono piccoli, marginati, deboli, ammalati e poveri, ed è questa la nostra preghiera del cuore, il nostro anelito, il nostro vivere concordi.

Di soldi non ne abbiamo per costruire questa casa di tutti, che vorremmo dedicare a "Maria, Madre della Gioia e della Pace" e probabilmente non  è chiaro neppure il posto dove situarla, ma il fatto di condividere questo sogno lo rende già più realizzabile. Sarei contento di ricevere qualche commento o suggerimento in merito.

Domani riiniziano pure le scuole, dopo le vancanze invernali. Inizia il secondo semestre che durerà fino alla metà di dicembre. Abbiamo lavato per bene i nostri bimbi, prima di andare a letto, così domani sono bei puliti per questa ripresa degli studi. Ora la mensa sarà per tutti, per cui sono previsti un centinaio di pranzi ogni giorno. Le mamme a turno lavoreranno in cucina. Cristina, la mamma di María René, sarà l’unica fissa, così possiamo darle un lavoro. Non so come faremo per le spese, visto che toccano a me, ed io mi sento orfano della "camioneta azul, 725 PIT"..., ma i tassì ci sono apposta e poi qui non costano molto. E tra l’latro non fa mica male andare a piedi, quando i negozi non sono molto distanti. Per domani è prevista zuppa di verdure, pollo arrosto e patate al forno. Bisognerà fare bene il calcolo delle quantità. Questa prima settimana servirà come esperienza.

Facciamoci gli auguri insieme!

 

visita ai villaggi dell' altipiano

aristide (14/07/2009 - 17:06)

Casetta de los Niños, 14 luglio 2009

Nei giorni scorsi ho avuto modo di andare più volte a trovare i nostri amici che vivono nei villaggi sperduti dell?altipiano, a cui noi siamo legatida tempo. Sono andato per mantenere il contatto e per portare qualche segno concreto. Sono andato senza la nostra gloriosa camioneta, che è ormai un ricordo e un mito, usando una macchina presa a prestito.

Sono state giornate belle, faticose, che segnano il cuore.

Povertà e splendore si baciano sotto il cielo terso dell'inverno boliviano,nel silenzio di queste montagne scavate dal sudore di uomini, donne, bambini/e e animali che riescono a produrre per la loro esistenza ad altezze incredibili,senza mezzi nè risorse.

Quanto ho camminato in quelle giornate, alla ricerca di bambini che datempo non vedevo e che desideravo salutare o riconoscere anche perché qui i volti si rassomiglino, temprati dal sole e dal freddo!

A Nunumayani mi sono fatto accompagnare da un ragazzino di 10 anni, Willy,incontrato mentre segava col falcetto il grano insieme agli zii. Gli ho chiesto il favore di indicarmi alcune case di bimbi sparse tra i monti (in genere li incontriamo nelle scuole o negli asili), e lui si è messo felice davanti a farmi da guida. Solo allora mi sono reso conto che era zoppo..., zoppo dalla nascita, come poi mi ha raccontato. Ma a fatica riuscivo a stargli dietro, per cui ogni tanto si girava e mi sgridava perché andavo troppo piano o mi fermavo per prendere fiato ."Dai, su, in fretta, perché devo tornare al lavoro!"

Un tesoro di bimbo, questo Willy...

Camminare o correre, su e giù per i monti, a 4000 metri, non è mica uno scherzo, ma lo spettacolo di quegli orizzonti spalancati davanti agli occhi facevano dimenticare rapidamente la fatica. E insieme siamo riusciti ad incontrare tutti i bimbi e a riabbracciarli con gioia, magari anche solo congli occhi. Quei bimbi che non dicono quasi nessuna parola, ma che riempiono di tenerezza l'anima.

Ma come faranno a vivere lassù? Senza servizi, senza luce, senza un mangiare sostanzioso, senza legna per far fuoco, con case senza pavimenti, senza finestre, senza materassi, coi tetti di paglia e i mattoni di fango...

Spero proprio che Dio abbia un occhio speciale per ciascuno di questi piccoli perché di certo noi ben poco possiamo fare per loro. Ma almeno il ritrovarsi, lo stringersi per un attimo la mano, cercando di scambiare qualche parola, riascaldano il vincolo dell'amicizia e della fraternità.

Piccoli eroi che non escono da un libro di favole, ma ogni giorno combattono la loro battaglia per una sopravvivenza degna.

E noi siamo felici di poter condividere qualche attimo e qualche sogno con loro. Durante questa ultima visita, tra l'altro, abbiamo pensato a qualche modifica che possa rendere più funzionali le loro casette. Vedremo se riusciremo a concretizzare queste idee.

A Karpani la mia guida è stato Florentino, che di anni ne ha già tredici.Stenco ed alto, la sua figura mi ricorda i llamas per la facilità di movimento sui sentieri sassosi. E quegli stessi sentieri hanno fatto rivivere la memoria di quella gloriosa giornata che passammo con gli amici di Tressano, qualche anno fa, con i confetti in mano e in bocca, alla ricerca di Margarita e della sua famiglia. I bimbi, approfittando le vacanze di questo periodo, erano intenti,con i loro genitori, al secondo raccolto delle patate. E sono quelle stesse patate che ti offrono con grande generosità, appena cotte sotto la cenere. Il loro sapore è squisito. Anche qui tanta dignità e tanta fatica, anche quella di capire la mamma Vicenta che non può alzarsi dal letto per una grave infezione al piede e che non riesce a spiegarmi in spagnolo, nè lei nè il suo figlio David, il senso della sua malattia.

Durante queste camminate imparo due nuove espressioni in quechwa: karuni, che vuol dire "lontano" e tinkuna kumi, che vuol dire "ci rivedremo presto". E con Florentinoe i suoi fratelli ci siamo rivisti presto, qui a Cochabamba, perché sono venuti loro a far visita a Celestina. E come premio si sono fatti regalare una chitarra e un charango che rallegreranno le loro feste interminabili.

Celestina era contenta della loro visita, e pure noi, anche perché lisentiamo sempre di più parte della nostra famiglia allargata.

Le mie gambe risentono ancora di quelle ore a camminate sui sentieri dei llamas e dei bimbi pastori.

Ma anche il cuore risente ancora della gioia di quelle ore...

 

cena pro bolivia a castellarano

aristide (29/06/2009 - 23:52)


24 giugno auguri a tutti i Giovanni!

aristide (24/06/2009 - 00:07)

Della vita di questi giorni, credo che valga la pena fare un riassunto dei cambiamenti, dei trasferimenti e dei nuovi arrivi perché se no perdiamo il conto. Ora, infatti, è quasi completata la casa di fronte alla nostra, e a cui abbiamo dato il nome di "Paola Marasa", visto che accoglie mamme e bimbi ammalati, come la nostra Paola di cui, il 13 giugno, abbiamo ricordato l’anniversario della partenza al cielo.

Si tratta di 7 appartamentini, più un settore di docce e bagni, con lavatrice comune per le mamme del villaggio che –per sostenersi- si dedicano a fare le lavandaie (e non vogliamo proprio che si riempiano le mani di artrosi). E’ già coperto anche il piano superiore di oltre 300 m2, che servirà come ambiente multiuso.

Negli appartamentini vivono per il momento: Matilde con la figlia Wara di 6 anni; Cristina, con le figlie Anahí e María René; Beatriz con il figlio Jhonatan; i tre fratelli colpiti da distrofia muscolare: Jhonni di 14 anni, Ronal che venerdí compirá 12 e Vidal di 16. I primi due sono già in seggiola a rotelle, mentre Vidal riesce ancora a reggersi in piedi anche se ieri pomeriggio è caduto due volte. Tutti e tre hanno un sorriso splendido, anche se la loro malattia é durissima.

Sempre ieri pomeriggio abbiamo parlato con il papà di Sebastián e gli abbiamo proposto di ricongiungersi con suo figlio. Lui è disposto a venire insieme alla sua nuova compagna, che ci sembra abbastanza legata a Sebastián. In un altro appartamentino si trasferirà la mamma di Rosita e Madelene, che non sta tanto bene. E nel settimo appartamento verrà nei prossimi giorni una amica spagnola che è stata in carcere durante due anni e che in questo momento è la professoressa di ginnastica della nostra scuola. Lei é molto capace e ci aiuta in varie attività con i giovani e con le famiglie del villaggio.

Gli appartamentini sono ben ammobiliati, con semplicità, e con un buon gusto. Queste persone e queste famiglie saranno sempre più indipendenti per il bene loro e nostro. Candy, Ivanna e Marcela, ragazze della Comunità che lavorano qui, si incaricheranno di seguire le mamme e i bimbi dal punto di vista medico, psicologico e sociale visto che Candy è infermiera, Ivanna è psicopedagoga e Marcela è assistente sociale. Ivanna ha già la sua casetta nel villaggio mentre che Candy, insieme a Matías, si trasferirà nei prossimi giorni.

Da alcuni mesi, Candy vive nell’appartamentino sopra il Padre José, nella casetta a due piani in cui vivevano le suore. Il Padre José continua a vivere sotto, nelle sue due stanzette. Ora lui è ammalato, a letto con l’influenza, ma speriamo possa riprendersi presto. Non parliamo spesso del Padre José, ma conviene aprire una parentesi per raccontare qualche aneddoto suo di questo periodo. Infatti, ora che è a letto, cerchiamo di essergli vicini anche se a lui piace molto l’indipendenza e il silenzio, nonostante i suoi 84 anni. Al mattino ci chiede la colazione, che è al puro stile americano: un sandwich, come dice lui, tipo toast, con prosciutto, formaggio, maionese o mostarda, e una tazzona di caffé latte bollente. A mezzogiorno, invece, siccome è ammalato, vuole un brodino da ospedale: una zuppa leggerina di pollo con cotoletta. A noi ci fa sorridere e ci sorprende il suo modo di indicare la dieta per la sua malattia.

E poi lui è un po’ sordo e ci fa ripetere spesso quello che gli diciamo. L’altra notte, Matías è rimasto chiuso in bagno e Nicola è dovuto andare con il trapano e gli attrezzi per sfondare la serratura del bagno visto che non avevamo una chiave di scorta. Dopo oltre un’ora di trapano e scalpellate, è riuscito a tirar fuori Matías dal bagno che piagnucolava giustamente a piú non posso. Verso le 11 di notte, il Padre José, ci ha chiamati per telefono un po’ indispettito e ci ha chiesto se avevamo aperto una falegnameria al piano di sopra e se non potevamo aspettare sino al mattino dopo per tirar fuori dal bagno il povero Matías. Ci siamo messi a ridere, anche questa volta!

Interessante il suo modo di concepire la vita, i bimbi in difficoltá, i rumori e gli orari, nonostante la sorditá!!! Ma gli vogliamo molto bene e siamo contenti di averlo tra noi. Nella casa grande, abbiamo aperto il nuovo dormitorio dei bimbi, sopra la cucina, dove sto io (o qualche ragazza che mi sostituisce quando si fanno i turni) con Manuel, Sebastián, David, Celestina, Mariano e sua sorella Fabiola.

Nelle stanze piú sopra stanno la Giulia, che ora é ammalata pure lei, piú in lá Nicola e Milton, un amico cileno che si é trasferito in Bolivia da alcuni mesi, Agustina con la piccola Evelin che ieri ha iniziato a fare i primi passi, grazie alla Celestina, e Gustavo con Jhonatan. Lí sopra, fino a poco fa, c’erano pure Nicole, Silvia e Isabella, che hanno lasciato la loro bella impronta in tutti i bimbi e in tutti noi.... Un abbraccio forte!!!

Oggi abbiamo sentito Isa, mentre nei giorni scorsi hanno scritto Nicole e Silvia. Loro stesse possono dire quello che hanno vissuto con noi... Non so se ho dimenticato qualcuno...

Facendo le somme, per adesso siamo un totale di: 27! Una bella famigliola, non c’é che dire. E poi non bisogna dimenticare Iver, il piccolo Matteo (Benjamín), Evita e Marianita che sono sempre con noi, ma che hanno avuto il dono di avere una famiglia che li accoglie e li cura con amore.

Dall’altra parte, per ora vivono 22 famiglie. Tra queste c’é pure l’amico Jorge che ha la stessa malattia delle nostre mamme. Da due mesi si é trasferito con i fratelli in una delle nuove casette. Quando é uscito dall’ospedale pesava 36 chili (ha 35 anni). Ora che viene tutti i giorni a pranzo e a cena da noi, ne pesa giá 52. E’ un bel segno. E il suo volto e la sua gioia sono un regalo per tutti noi!

Sempre di lá, in mezzo alle nuove casette, nelle due casette piú grandi, funziona la scuola. La scuola vera e propria è in fase di costruzione. Stiamo mettendo il soffitto. Ora siamo tutti in vacanza perché c’é freddo e le scuole si sospendono in tutto il Paese per un paio di settimane. Noi ne approfitteremo per fare le vacanze, a turno, tipo colonia, con i bimbi che vengono all’appoggio scolastico la domenica mattina, cosí non perdiamo il ritmo.

... sono numeri, ma dietro questi numeri c’é il volto e il cuore di tanti. E ci sono pure il cuore e la generositá di tanti. E ci sono pure la sofferenza e la preghiera che ognuno in silenzio puó offrire.

Al rispetto, mi torna alla mente una cosa che abbiamo vissuto nei mesi che conoscemmo María René in ospedale, cosa che ho giá scritto, ma che vale la pena ricordare insieme. Lei stava molto male e i medici avevano fatto un pronostico molto negativo. Una sera ci trovammo con i ragazzi della Comunitá e ci mettemmo d’accordo (ricordo che vivevamo qualche tensione e qualche attrito) e ci affidammo alla preghiera perché quando si é concordi, come dice Gesú nel Vangelo, si possono ottenere miracoli. E tutti insieme chiedemmo il miracolo della salute per María René. Dopo 15 giorni María René fu accolta nella nostra casa, con grande gioia e commozione.

Questo ricordo mi aiuta a riprendere il senso del nostro agire e magari a correggere dentro di me alcuni giudizi. Tutti siamo al corrente delle difficoltá che viviamo qui a casa, per i problemi che sono insorti e per le correnti contrarie alla nostra esperienza. Ma non abbiamo il tempo di soffermarci a giudicare o a criticare perché é troppo bella la nostra vita e l’amicizia che ci unisce e che ci fa resistere e vincere ogni ostacolo e superare ogni sciocchezza.

E’ l’essere concordi tra di noi che ha dato vita a tutto quello che noi vediamo sbocciare e di cui possiamo scrivere perché anche voi che siete dall’altra parte dell’oceano e delle montagne lo possiate vedere e sognare con noi! E magari vi viene la voglia di fare un salto sin qui.

Sono la sofferenza e la preghiera di ognuno (si prega anche senza avere una fede cristiana, basta aggangiarsi ai sogni di una vita buona per tanti) che rendono possibile questa utopia ogni giorno più concreta.

Con questa concordia andiamo avanti (magari anche a piedi, come in questo momento in cui abbiamo dovuto rinunciare alla nostra gloriosa camioneta azul, 725 PIT: un minuto di silenzio, per favore....!!!) nella piena serenità e nel menefreghismo più assoluto davanti ai problemi, agli ostacoli, alle difficoltà e alle stupidaggini. E ci mandiamo un abbraccio forte forte che un giorno piegherà pure l’ostracismo dei nostri oppositori.

E come sempre, ci ringraziamo, che di questo non possiamo fare a meno, mai.

 

15 giugno

aristide (15/06/2009 - 23:55)


Oggi abbiamo sospeso i lavori di costruzione per poter riposare un po', dopo il ritmo davvero intenso dell'anno e mezzo trascorso. Conviene tener presente che in questi mesi è come se avessimo costruito quasi 70 casette di 60 metri quadrati ognuna.

 

Siamo rimasti solo con gli operai che vivono qui nel villaggio con le loro famiglie, per non far perdere loro una buona possibilità di lavoro e per poter concludere i lavori più urgenti, come i collegamenti dell'acqua e della luce, nella nuova fila di casette.

 

Questo è stato anche un periodo di rientri: prima Sara e poi Isabella... che ci hanno regalato la loro vita durante settimane e mesi, facendo contenti noi e i bimbi...

 

Questo è pure il periodo dell'influenza, dato il freddo di questi giorni: gli altri amici italiani, Nicola e Giulia sono a letto con la febbre e l'influenza. Con il ritmo di vita di questo periodo, non è semplice poterli rimpiazzare qui in casa! Anche perché la casa si sta popolando: dopo Matilde con la figlia Wara è stata la volta di Agustina con la figlioletta Evelin.

 

E oggi sono arrivati Mariano, Ari e Fabiola, i tre fratellini della tribú Yuqui che venerdì hanno perso la mamma. Vittoria era da tempo malata, ma aveva resistito a lungo pensando di poter proteggere meglio i suoi figli... Ci stava aspettando in ospedale a Santa Cruz, ma in questo periodo non abbiamo potuto viaggiare molto anche perché la famosa camionetta blu è stata venduta per raggiunti limiti di età.

 

Molti conoscono di persona questi bimbi (sto pensando soprattutto alla carissima Mirella e all'amico Roberto!) e sanno che sono molto carini. Abbiamo pensato di tenerli tra di noi per sostenerli in questo duro momento e per alleggerire la responsabilità del papà Andrés che non riesce a curarli molto bene. Abbiamo proposto al papà di trasferirsi pure lui qui per farsi carico insieme a noi della sua famigliola. Oggi è rientrato al suo villagio per alcune questioni in sospeso, ma dovrebbe tornare a Cochabamba il prossimo giovedì.

 

E sempre oggi, nel pomeriggio, sono arrivati altri 3 fratelli: Jhonny, Ronal e Vidal. Loro vivono una situazione fisica difficile: due sono in seggiola a rotelle e l'altro, più grandini, è il loro sostegno. La famiglia li ha praticamente abbandonati e se non fosse stato per l'appoggio, in tutti questi anni, delle Suore del Rosario (di Udine), chissà se sarebbero ancora vivi. Noi li abbiamo conosciuti oggi e siamo contenti di tenerli anche perché ci unisce una bella amicizia con le Suore del Rosario e insieme sarà più facile portare avanti un vero rapporto di solidarietà con questi ragazzi. Noi sentiamo queste Suore come vere sorelle, senza tante schiocchezze in testa, e tante volte siamo stati aiutati, sostenuti e incoraggiati da loro.

 

La coincidenza ha voluto che proprio in questi giorni si sono conclusi i lavori di sistemazione dei 7 appartamentini qui di fronte a casa, dove si stanno trasferendo le mamme ammalate e uno lo abbiamo destinato a loro. E poi, una di queste mamme, Matilde, ha mostrato piena disponibilità nell'occuparsi della cura di questi tre fratelli, quindi avrà un lavoro proprio di fianco a casa, e lei ci sa fare. E il suo stipendio, che è buono, è garantito.

 

Certo, stasera, a cena, la casa si è riempita improvvisamente di volti nuovi che si incrociavano per la prima volta, ma tutto si è svolto in un clima di grande serenità. E la cenetta improvvisata è bastata per tutti. Era bello vedere Anahí e Celestina che facevano festa a Fabiola, che ha praticamente la loro età.

 

Ora tutti i bimbi sono su che dormono e speriamo che dormano tutta la notte così anche noi siamo più sereni, perché di forze non ce ne avanzano mica, come si potrà immaginare.

 

... Questa è anche la settimana che ricorda i nostri amici che ci hanno lasciato proprio un anno fa. Sabato abbiamo ricordato Paola e venerdì ricorderemo Antonio...

 

Loro sono sempre qui con noi, non solamente nelle foto che sono su in cappellina, sono proprio nel nostro cuore e nel cuore di tanti, e ci incoraggiano ad andare avanti con fiducia affinché l'amore abbia il sopravvento sul dolore e la malattia.

 

E' proprio una settimana bella che ci piace condividere con tanti che fanno parte della nostra famiglia e che rendono possibile il sogno non solo di una casa ma di una vita degna per tanti.

 

Stasera è partita Isabella

aristide (12/06/2009 - 23:31)

Stasera è partita Isabella ... Dopo 7 mesi non è facile nè per lei, nè per noi.... I bambini del villaggio e della scuola hanno preparato un momento molto bello ed emozionante per lei, questo pomeriggio... Abbiamo concluso i festeggiamenti con un momento di preghiera che significa tanto, credo, per l'esperienza che abbiamo vissuto insieme...

Grazie, Isabella, per essere entrata nella nostra vita, con semplicità e normalità, lasciandoti coinvolgere dai nostri sogni e dalle nostre debolezze!

Questo pomeriggio è arrivata pure Evelin, insieme alla mamma Agustina. Evelin è nata il 14 aprile del 2007. Non parla e non cammina ancora e la sua storia mi ricorda molto quella di María René: tanto dolore e tanti mesi in ospedale prima di sapere il motivo dei suoi malesseri.

La mamma è una ragazzina di quasi 19 anni che il marito ha lasciato quando ha saputo della malattia... Non sta tanto bene ed era molto preoccupata oggi quando le è stata offerta dalla dottoressa dei nostri bimbi la possibilità di trasferirsi da noi. Lei non ha nessuno e non ha niente e ha molta paura del futuro... Ora sono su che dormono e domani si trasferiranno pure loro negli appartamentini che abbiamo preparato per le mamme e le bimbe ammalate, qui di fronte a casa. Dovremo arredarli un po'...

Siamo felici di averle tra noi.

 

Auguri agli italiani!!!

aristide (02/06/2009 - 00:45)

2 giugno 09 ... dopo il silenzio di queste settimane, mi rifaccio vivo...

 Oggi  è tornata a casa dall’ospedale Celestina, la nostra bimba di  Karpani, che  ha vissuto un grave problema polmonare dall’inizio dell’anno e che  ora sembra definitivamente sotto controllo.
 In  ospedale  è  rimasta  Wara,  la  bimba  con  AIDS, di 6 anni, che  pochi conoscono  perché  solo da alcune settimane vive con noi insieme alla  mamma Matilde.  Anche  Wara  ha  un grave problema polmonare, oltre ad un  braccio rotto, ma i medici non riescono ancora a saltarcene fuori.
 Celestina  e Wara erano nella stessa stanzetta di ospedale, meno male, e  si facevano  compagnia,  pur  condividendo  da  poco tempo la loro amicizia.  I primi  giorni  di  ospedale  sono  stati  duri  per tutte e due: silenzio  e dolore,  rabbia  e  sconforto;  non  ne  volevano  proprio sapere di  essere ritornate  là perché, coincidenza non certo piacevole, entrambe erano  state in  ospedale nel mese di gennaio e febbraio. In quella occasione  conoscemmo a  Wara  e  sua  madre.  Altra coincidenza, ma questa volta piacevole:  Wara significa  Luna,  nella  lingua  di  qua, e Celestina è bella come il  cielo azzurro che accoglie la luna al mattino presto in queste splendide  giornate di fine autunno.

Wara  ha  passato gran parte della sua breve vita in ospedale, ripetendo  un poco  la  storia  di  María  René.  Solo dagli accertamenti sulla morte  del padre, i medici si sono resi conto della profonda radice della malattia ... Celestina, fino a qualche mese fa, ha vissuto come Heidi, spensierata  sulle sue  silenziose  montagne,  a  4.000 metri, in mezzo a una povertà  estrema, curando felice le sue pecore e correndo a mozza fiato con i suoi  amichetti.

 In ospedale, Wara e Celestina si sono fatte amiche e ognuna curava l’altra, nonostante  i  tubi  delle  flebo  che martoriavano i loro corpicini,  sulle mani, sulle braccia, sul collo e sui piedini. Avevamo regalato un innocente giocattolo  da  dottori  e  tutte  le volte che passavamo a visitarle  erano sempre lì a misurarsi la pressione, a farsi punture, eccetera. Come  dicevo,  passati  i  primi giorni di sconcerto e rabbia, le  sentivamo ridere  felici appena arrivati nel loro corridoio. Sara ha potuto fare  foto furtive  nel  reparto e spero proprio possano circolare perché ognuno
 possa rendersi conto di queste impressioni mie.

 I  volti di Wara e Celestina sono l’espressione dell’incantesimo dell’amore che riesce a far tacere il dolore più grande.

 E’ stato difficile separare oggi le due bimbe, le due amichette...  Speriamo davvero che domani dimettano pure Wara...

 Nella stanza di ospedale, insieme a loro, c’è pure un bimbetto di circa  due anni, Cristian, che sta veramente male. Una meningite lo ha ridotto quasi  a uno  stato  vegetale  nel  suo  lettino,  non sappiamo se sarà per tutta  la vita...  Non  dice  una  parola,  non  si  muove e si lamenta sempre...  Era commovente  vedere  Celestina –come una perfetta infermiera-dargli il  latte con  una  siringa,  e  asciugargli la bocchina con un tovagliolo... Ci  sono esperienze  della  vita  che  non  si possono raccontare e dire bene con  le parole ma che si colgono solo con gli occhi del cuore, come ben  sappiamo... Oggi, quando Celestina gli ha dato un bacio per salutarlo, lui si è messo  a piangere sconsolato...

 Adesso ho una riunione e poi continuo.... Un abbraccio!

 

Luciano

aristide (25/04/2009 - 22:44)

Casa dei bambini, 25 aprile 2009

 

Tre anni fa, il martedì 25 aprile del 2006, i medici staccavano il respiratore artificiale e ci restituivano il corpo senza vita del nostro Luciano (si legge: Lusiano). Le ultime ore di quel pomeriggio afoso disegnavano in silenzio la penombra della sala di rianimazione dell'ospedale giapponese di Santa Cruz. Da nove giorni eravamo lì al suo capezzale insieme agli amici della Comunità di Santa Cruz: Lourdes, Max, Javier, Herman, Henri ed altri. La domenica prima erano venuti pure gli amici di Cochabamba a salutare il nostro piccolo: Silvia, Tania, Alejandra e Vladi. Dall'Italia ci chiamavano ogni giorno per sapere come stava; e il martedì seguente sarebbe pure arrivata Luciana per stare con noi...

 

Luciano è uno dei bimbi a cui abbiamo voluto più bene, un bene che non si spegnerà mai nel nostro cuore.

 

Avevamo da poco festeggiato la Pasqua, nella nostra casetta di Cochabamba, insieme alla sua famiglia, con una bella zuppa di pesce, come a lui piaceva.

 

Avevamo lottato insieme per rimettere in sesto i suoi polmoni divorati dalla tubercolosi.

 

Avevamo persino inventato il suo compleanno, il 31 marzo, per fare una festa apposta per lui che mai aveva ricevuto una torta e un regalo per quella occasione, lui che viveva nella forestra tropicale, a Bia Recuaté, in mezzo a tanta trascuratezza...

 

Il suo sorriso e il suo buon umore ci avevano conquistato.

 

Di notte faceva fatica a dormire per le difficoltà respiratorie per cui, con tenerezza, adagiava la testa sul nostro petto per alleviare il dolore. Ma non l'abbiamo mai visto piangere.

 

Un abbraccio era il suo modo di ringraziare per l'amicizia che tanti gli avevano offerto. E lui lo faceva notare quando qualcuno da tempo, senza avvisare, non lo visitava: Dove sei stato, perché non sei venuto??.

 

Avrebbe compiuto 8 anni -davvero- all'inizio di luglio, ma a noi sembrava molto più grande tanto la sofferenza aveva fatto crescere il suo cuore.

 

I giorni nell'ospedale rimangono per me come un tesoro prezioso, con tanti sprazzi di vita di cielo. Lui che accarezzava me e mi invitava a dormire. Che mi parlava delle scimmie e dei piccoli coccodrilli del suo grande fiume, il río Chimoré.

 

Ai bimbi è facile voler bene, ma quando uno di loro soffre a morte, come spesso ci è capitato di vedere nei bimbi yuqui, il dolore strazia il cuore. Per questo, dopo quel triste 25 aprile, sono stato in silenzio per oltre 3 mesi...

 

... Stasera, nel silenzio della nostra casetta, ho rivisto i volti dei bimbi che vivono con noi attualmente: David, Celestina, Matteo, Iver, María René, Anahí, Sebastián, Manuel e pure Marianita. Sono volti che brillano con un sorrio speciale. Un sorriso che sembra dire grazie a Dio e alla nostra casetta.

 

Dal Cielo, lo sappiamo, Luciano, insieme a Maria e a Gesù, insieme al piccolo David e ai nostri che sono già arrivati, ci accompagnerà sempre con il suo sorriso e il suo buon umore.

 

Il sorriso dei bimbi è l'atmosfera speciale che sostiene giorno dopo giorno la marcia della nostra casetta.

Dalla finestra magica…

aristide (29/03/2009 - 23:45)

A volte  si va tanto di fretta che non si riesce a cogliere la vita  bella, semplice, normale che ci circonda.

I  problemi  sono  tanti  e  sono  tanti  gli  imprevisti  che tutto  sembra concentrarsi  solo  in  quelli. E la vita si trasforma in peso difficile  da sopportare. Certo,  la  realtà  è quella che è e non si può certo far finta di niente  e vivere  nella  spensieratezza. Quando i vicini ti minacciano insinuando  che verranno  a buttar giù le casette costruite con fatica e sforzo da parte  di tutti  noi con l’unico scopo di aiutare famiglie che non hanno niente,  solo per  il  piacere  sadico  di vedere i poveri sguazzare nel fango della  loro miseria.

Quando  ti  mandano una lettera intimidatoria dove dicono che devi  chiudere le porte di casa tua perché la gente che vive lì con te puzza. Quando ti ridono in faccia perché fai “delle buone azioni”. Quando  si  burlano  di  te  perché  vai contro le regole e osi difendere  i poveri. Quando usano la menzogna per catturare interessi di parte. E  per  giunta,  non dormi tutta la notte per vegliare un bimbo piccolo  che piange sconsolato.

Quando  piove a dirotto giorno e notte e i lavori vanno a rilento, e non  si asciugano  i  mille panni stesi, e i bimbi non possono giocare  liberamente, correndo piuttosto il rischio di ammalarsi. Quando  non hai tempo neanche per farti una doccia salutare e riordinare  le idee.

Quando  vai  all'ospedale  con 4 bimbi piccoli alla volta e i poliziotti  di turno  se  ne  approfittano  di una tua svista per portarti via la  macchina  fotografica che hai nello zainetto...

Quando,  quando,  quando....  e  si  potrebbe  continuare  a  lamentarsi  a lungo....

Ma  ieri  ho fatto una passeggiatina in giardino, al mattino presto,  appena smesso di piovere.  E  mi  sono accorto di una aiuola piena di fiori davanti a una delle  nostre  case. Non l’avevo vista prima, anche se di lì passo tutte le mattine. Nessuno  li  ha trapiantati o seminati. Sono spuntati da soli, dai semi  dei  fiori  secchi caduti durante l’inverno scorso. Spuntano come una macchia  di  vita in mezzo al verde forte dell’erba bagnata.

Quei  fiori  umili  e  testardi  mi  hanno fatto dimenticare le magagne   che  soffro  con  i  vicini e tanti altri assurdi atteggiamenti contro cui  cozzo  giorno dopo giorno.

In mezzo a quei fiori giocano i bimbi e qualcuno ha scattato loro una  foto.  Così mi sono ricordato della finestra magica della nostra casetta da cui   si  vede  la  realtà  e  si vedono i sogni realizzati a cui va dietro la  nostra testardaggine.  Tutto  sotto  l’arcobaleno  di  pace  del  nostro  villaggio pazzerello.

La  vita vince sempre, i fiori spuntano lo stesso, i bimbi corrono felici  e  si  scambiano  giocattoli  e  dolcetti, e qui tutti salutano con affetto.  E  spunteranno  pure  altre case e intanto stiamo mettendo su i cartelli con  i nomi delle stradette: via della solidarietà, via dell’amicizia, parco   della  pace...;  e  agli  stipiti  delle porte il numero di casa con il nome  della  famiglia. Ci aiuta una mamma appena uscita dal carcere che così, con il suo  bel lavoretto, si guadagna qualcosa per dar da mangiare ai suoi 5 figli.

E’  in  arrivo un’altra settimana e probabilmente alle sue porte  busseranno altri problemi e difficoltà. Ma speriamo di avere gli occhi aperti e di  non  farci sfuggire ciò che di bello e puro spunta gratuitamente attorno.

Compleanni…

aristide (29/03/2009 - 15:34)

Giovedì 19 marzo abbiamo festeggiato il compleanno n.5 di María René.
L’abbiamo festeggiato nel giardino della nosta casetta, insieme ai bimbi del villaggio e a tutti gli amici che ci accompagnano in questo periodo. Un festa bella, commovente, nella sua semplicità, piena di soprese e di regali per ognuno dei bimbi.
María René, lo sanno tutti, é la mia bimba favorita, anche se adesso non vive direttamente nella nostra casa con gli altri bimbi, ma nella casetta di fronte, insieme alla mamma e alla sorella.
Ora lei viene ogni giorno al mattino presto, prima di fare colazione e prima di andare a scuola, a prendere le medicine, ciondolando nel  suo pigiamino, ancora assonnata. E’ un rito che si ripeterà per tutta la  sua vita.
La sua vita era legata a un filo, quando la conoscemmo nell’ospedale e  lì, davanti al suo lettino, festeggiammo il suo secondo compleanno che  noi pensavamo fosse il primo, tanto era piccolina e debole. C’eravamo solo  noi, poi arrivò la mamma, e potemmo farle una foto. Il regalino era piccolo, un animaletto sonoro che appendemmo alle aste della sua culla. María René non sorrideva mai, non parlava, non camminava, solo faceva un gesto con gli occhi. Qualche giorno dopo entrò in coma... si tratta di una storia conosciuta, ma noi siamo come i nonne e le nonne che ripetono storie conosciute perché sono come incrostate nella  loro mente tanto l’hanno marcata... Tra i ricordi che ho di quel suo primo compleanno che festeggiammo insieme c’è la confessione del sacerdote assistente dell’ospedale che mi disse: “Bimbi come María René non arrivano ai 5 anni”.

Ora María René cammina, parla, ride, scherza, va all’asilo, sa riconoscere i colori, si stima con i suoi vestitini nuovi e le codine che le fa la mamma. E non è più stata ricoverata in ospedale, dove ha passato gran parte dei suoi primi due anni di vita. Il suo compleanno festeggiato in giardino, in un momento di sole, in  questi giorni di fine estate pasticciata da piogge inusuali, è un regalo di vita per tutti noi. Il sogno della nostra casetta, del nostro villaggio è stato orientato dall’incontro con María René in ospedale e indirizza il  nostro agire in favore dei più deboli, con la speranza di sorrisi e di vita oltre ogni pronostico.

... qualche settimana prima avevamo festeggiato pure il mio  compleanno... Un giorno pieno di sorprese e di regali. Al mattino eravamo stati in ospedale per i controlli di alcuni bimbi... Al ritorno la sorpresa di trovare tutti gli altri bimbi della scuola  seduti fuori in giardino in attesa del mio ritorno che avevano preparato tanti bigliettini di auguri per me, insieme alla torta per loro... Un bacino e un abbraccio a tutti è stato il regalo più bello che potessi aspettarmi...
Poi, nel pomeriggio, di nuovo in ospedale, fino a tardi. Tanta era la mia stanchezza alla fine della giornata che me ne sono andato a letto alle 8. Ma poco dopo, qualcuno è venuto a svegliarmi per dirmi che c’erano problemi con una famiglia del villaggio e che si richiedeva la mia presenza. “Mannaggia -ho pensato -: problemi anche in questo giorno?”.

Sono andato fuori e tutto era silenzio e oscurità, mentre io ciondolavo per il sonno come María René al mattino. Improvvisamente si sono accese delle luci e sul selciato della cittadella una fila di tavoli imbanditi con tutte le famiglie e i bimbi della cittadella che hanno iniziato ad applaudire e a cantare. Poi una pensata cenetta notturna fuori casa con uno squisito
pollo preparato nei nostri forni di terracotta.

C’è mancato poco che non svenissi dalla commozione e dalla sorpresa... Che abbraccio bello e fraterno con ognuno! Che bello sentirsi parte di una famiglia grande come questa!
Che regalo immenso questo abbraccio di riconoscenza che ci unisce qui,  nel villaggio arcobaleno, e che ci fa sperare il bene, quello vero, per ognuno, quel bene che solo il cielo sa regalare e che benedice e abbraccia la terra su cui ci muoviamo.

 

Tag: compleanno,regali,mamma,villaggio,luci,sorpresa

david, matteo e celestina

aristide (15/03/2009 - 15:46)

Mi   è  stato  detto  più volte, in questo periodo, che è bello iniziare la settimana  insieme,  condividendo  qualche  ritaglio  di  vita della nostra casetta o della nostra esperienza come “famiglia grande”. Mi sembra proprio una bella idea e cerco di metterla in pratica.

Il  piccolo  bebé (prima senza nome, ora con il suo proprio nome: Matteo!),David e Celestina sono gli ultimi arrivati nella nostra casetta, insieme ad Iver,  che  vive  per  adesso  con  la  coppia  di Pavia che ci aiuta nella costruzione  della  scuola e ci dà una mano concreta nella cura dei bimbi e della casa.

Questi  tre  piccoli, tra le tante cose in comune, hanno una caratteristica che li rende particolarmente simili: sono di poche parole.

Il  piccolo Matteo oggi compie tre mesi: auguri! Ed è comprensibile che sia di  poche  parole.  David  ha quattro anni e per il suo stato di salute  non parla  (chissà  se  un giorno riuscirà a parlare...). Celestina, invece,  di anni  ne compirà dieci il venti maggio, ma non parla perché la sua lingua  è incomprensibile per noi e nessuno di noi la parla. E poi lei è molto  timida e forse, in tutti i modi, parlerebbe poco lo stesso.

Sono  i  nostri favoriti perché “piccoli e indifesi” e in certi sensi, pure rifiutati.

Matteo  e  David  sono  stati  abbandonati  dalle loro mamme in ospedale...Celestina è senza la mamma, morta durante il parto dell’ultimo figlioletto,sola, lassù sui monti a 4.000 metri...

Tutti e tre hanno un volto molto bello, che è stranamente chiaro.

E’  vero  che sono di poche parole, ma è altrettanto vero che hanno un modo tutto  loro  di  esprimersi,  e questo periodo insieme è marcato dal nostro sforzo  per  comprenderli,  per cercare di comunicare con loro, cercando di capire i loro suoni, le loro espressioni, cercando di anticiparci alle loro necessità non espresse a voce.

Il  piccolo  bebè miagola ogni tre ore, quando scade il tempo di riposo tra una poppata e l’altra. Sembra un orologio e non ritarda mai di un minuto!  A dire il vero, come ben sanno le mamme, lui di suoni ne emette altri: per la bocca,  dopo  aver  finito  il  biberón,  ed  anche per il “potito” (si può intuire  la traduzione), per liberare il pancino dai gas. Dopo questa
prima settimana con noi, è ingrassato! Si fa per dire, ma di fatto ha le gote più cicciottelle.  In  tutti  i  modi,  stiamo tutti sull’attenti per capire il gesticolare  delle  sue  braccine  e  il  movimento della sua bocchina o il lamentarsi  fuori  tempo.  A volte si va per tentativi: forse un po’ più di latte,  forse  un  pannolino asciutto, forse un ruttino che manca, forse un po’ di coccole, forse una copertina in meno o forse qualche altra decisione misteriosa difficile da decifrare. E allora –tutti quelli che siamo in  casa in  quel  momento-  ci  riuniamo  per  metterci  d’accordo  e  dalla nostra discussione  ne  vengono  fuori  dieci alternative diverse. Giusto il  tempo perché  il  piccolo  si  addormenti  di  nuovo, cosciente della nostra  poca preparazione  in  quanto  a  bebé.  E lì, nei suoi sogni, un sorriso  spunta sulle  sue  guancette gonfie. Giulia (l’amica di Parma che è venuta a  darci una mano) dice che sta parlando con il suo angelo custode...

David  dice solo “ta ta taa taa”, modulato in diversi toni. Tutti gli altri bimbi  della casa si avvicinano a lui e insieme a lui parlano il “ta ta taa taa”.  “Mi  ha risposto!”, gridano poi felici. David suona il tamburo con  i piedi  (contro  la parete della culla, come se fosse ua bicicletta) e batte le  mani  continuamente  per richiamare l’attenzione su di sè e per  cercare una  stretta  di mano, una mano amica, una mano che gli esprima tenerezza  e gioia.  Ogni tanto, sventola la sua manina fino al bordo della culla come a dire:  “Hei,  amici,  io sono qui, esisto ancora, anche se adesso voi  tutti siete  occupati  con  la  novità  del piccolino”. David e Matteo dormono di sotto,  dove  c’è  più  caldo e dove possiamo controllare il loro sonno e i loro  desideri, senza dover svegliare gli altri amici della casa. Quando di notte  il  piccolino  piange/miagola,  anche  David si sveglia e ammicca un risolino, da furfantello geloso. Il biberón deve essere dato anche a lui!

Dopo  quasi  7 mesi che è con noi, ormai riusciamo a capire quasi  tutto di David.  Non  c’è  bimbo  in  casa più sensibile ai nostri stati d’animo, alnostro modo di trattarlo. Un bacetto sulla fronte lo fa felice per tutto ilgiorno.  Un saluto da lontano (“Hola, David!”), richiama il battito  allegro delle  sue manine. Una sgridata, quando si toglie tutti i vestiti di dosso, produce  immediatamente  una  mescolina  sulle sue labbra che fa tenerezza. Quando  mangia  di  gusto,  si  mette  a  sguazzare  nella sua culla e ride sonoramente con altrettanto gusto.

Celestina  ha  scelto  lei stessa di ritornare qui a casa per completare il trattamento  contro  la  tubercolosi.  Da  quando  siamo andati a Karpani a prenderla, martedì scorso, il sorriso splende sul suo volto, ogni volta che le dirigiamo lo sguardo. Le uniche parole che sussurra sono: “sì, no”, ogni  volta  che  le  facciamo  una  domanda. Ma quando i suoi occhi incrociano i nostri  la  vediamo  felice.  Passeggia  con  calma  in  giardino,  data la debolezza  del  suo  fisico,  alla  ricerca  di  amichette,  che per ora la schivano. Mangia con gusto pure lei ed è felice di avere un letto tutto  per lei,  con lenzuola e coperte. Va a scuola con gli altri bimbi della sua età proprio nel corso con la professoressa che per fortuna parla la sua lingua.
Ma noi non riusciamo ancora ad entrare nei suoi pensieri. Oggi  le  abbiamo comprato dei vestitini nuovi che domattina potrà spianare per andare a scuola. E’ una donnina, e ci tiene!

Il  piccolo  bebè,  il  piccolo  David  e  la  piccola  Celestina  sono  tre angioletti  che  rallegrano  la  nostra casetta, coi loro gesti, con i loro sussurri,  con  le loro espressioni spesso misteriose per noi. Le loro  vite sono  spuntate nel giardino della nostra casa per ricordarci che nell’amore bastano poche parole per far fiorire il sorriso.

Festa! Oggi è arrivato un nuovo bimbo alla nostra casetta...

aristide (06/03/2009 - 23:39)



Nei  giorni  che  siamo  stati  in  ospedale, per accompagnare Celestina,   i medici  ci  hanno  chiesto  spesso  aiuto  per  alcuni  bimbi in  situazioni  difficili. E  così  questo  pomeriggio ci è stato regalato NN, di quasi 3 mesi, con  un  peso  di poco più di 2 chili. E’ nato prematuro il 14 dicembre. La mamma  di 22  anni,  quando  il  bimbo  è  stato messo in incubatrice, se ne è
 andata  dall’ospedale  e  non ha fatto più sapere di sé... Chissà che dramma  dietro  la  sua  vita  per  compiere  un  gesto  come  questo... Non possiamo  certo  giudicarla...
 
 Il  bimbo  era vestito da bimba, con un completino rosa, per cui all’uscita  dal  reparto  si è creata un po’ di confusione perché tante persone l’hanno  salutato come se fossa una bimbetta e a me è venuto il dubbio. Solo a casa,  quando  abbiamo  cambiato  pannolino,  si  è confermato quanto mi era stato  anticipato  dai medici: un bel bimbetto, con una facciotta bianca bianca,   e  un volto splendido.
 
 Non  ha  un  nome e non glielo daremo noi. Per adesso si chiamerà: bebè,   il  nuovo bebè della casa.
 
 Quando  siamo  arrivati  a casa, in giardino c’erano tanti bimbi a   giocare:  Marianita,  Maria  René,  Sebastián, Anahí, Iver, Manuel, Edson,   Marcelita, Jhenni,  Carlita  e altri. Tutti sono corsi ad abbracciarlo e fargli   festa. Lui  era felicissimo e i nostri bimbi pure. Poi gli abbiamo fatto
 conoscere David mettendolo di fianco a lui nella sua culla. Era impressionante   vedere la differenza tra l’uno e l’altro!
 
 Noi abbiamo preso l’impegno di riceverlo nella nostra casa purché presto  si  possa  trovare  una  famiglia per questo angioletto, una famiglia vera,   che  gli darà un nome vero e che gli voglia un sacco di bene per sempre.

Ora  il  bebè è di là che piange sconsolato, nella culla di fianco a quella di David, che dorme invece beatamente. Io  ho imparato da Luciana che i bimbi devono piangere e non essere
 cullati così  continuo  a  scrivere  col  sottofondo dei suoi vagiti. Non credo   che abbia  fame perché ha preso il lattino da poco. Ma è stato tranquillo  tutto  il  pomeriggio  e  non  capisco  cosa  gli succeda ora. Stanotte, una  delle  ragazze  si  fermerà per dare una mano e dormirà a fianco dei due  piccolini  così ci dividiamo i compiti.
 
 Noi  siamo felici di questo nuovo regalo che riempie di vitalità la casa  (a  dire  il  vero, di grida di bimbi ne abbiamo tante in queste settimane,  con  l’inizio  della  scuola...).  Ma ogni regalo significa uscire da se  stessi,  dalle  proprio comodità e lanciarsi di nuovo alla ricerca del sogno di  bene  per chi ci sta a fianco.
 
 L’essenziale  non  si  vede  che  con  gli  occhi  del  cuore,  come   spesso  ricordiamo. E ora pure si sente, e come!!!
 
 P.S. Credo che saremo d’accordo, dopo aver visto la sua foto.
 


Tag: nome,neonato,mamma,famiglia,regalo

I sandali di Celestina Finalmente a casa!

aristide (06/03/2009 - 23:31)


 Da tempo desideravo poter riprendere il racconto dei sandalini di  Celestina con  il  lieto  e  sospirato  fine  del  suo  ritorno a casa. Difatti,  ieri  pomeriggio,  Celestina  è  stata dimessa dall’ospedale, quasi  completamente  ristabilita, con una grande debolezza fisica (è calata molto di peso) e  con  il riscontro della tubercolosi miliare (non so bene cosa significhi e  quale
 sia la sua traduzione esatta in italiano).
 
 Sono  passati  45  giorni difficili, di terapie dure in ospedale, con  tante  preoccupazioni nostre, del papà che –dobbiamo proprio dirlo- è stato  sempre  generosamente  al  suo  fianco,  e  dei medici. Giorni di grande silenzio  e  dolore  anche  per  Celestina che sa modulare sotto voce i suoi “sì-sì” e i  suoi “no-no” e non una sillaba in più. Celestina è un incanto di bimba, che mai dimostra i misteri, i desideri e  i  sogni del suo cuore.
 
 Celestina questo pomeriggio è rientrata al suo villaggio, a Karpani, con   il  permesso  nostro  e  dei  medici.  Domenica  tornerà  da noi insieme al  suo  fratellino.  La  tubercolosi deve stare sempre sotto controllo e non si  può  interrompere  in  nessun modo il trattamento, per questo motivo la bimba si  fermerà  da  noi  per un buon tempo. Qui l’accompagnerà pure il fratellino,
 per  non  farle  perdere  il  vincolo  familiare  e  perché non senta  tanta  nostalgia.  E  poi  lei  non  parla  mai  in  spagnolo per cui le farà  bene  chiacchierare, quando vuole, di nascosto in quechua con il fratellino.
 
 Mi  viene  da  dire che questa volta siamo arrivati in tempo... Ringraziamo  chi  ci ha indirizzati sin lassù al suo villaggio quel sabato pomeriggio di gennaio.
 
 I  sandalini  di Celestina sono già al villaggio, insieme ai suoi  vestitini  lavati.  Lei  è  partita con i vestiti che le abbiamo dato e un bel paio  di  scarpe  nuove.  Al  ritorno  inizierà qui la scuola pure per lei, insieme  i  nostri bimbi del villaggio arcobaleno, coi vestiti di città. Chissà come la
 tratteranno  i  compagni...  Chissà  come  si sentirà lei... Sarà una sfida  nuova,  dura  come  gli esami di ospedale, ma Dio ce l’ha affidata e noi ci  affideremo  solo alla nostra debolezza e incompentenza per farci aiutare da  chi senza dubbio ne sa più di noi.
 
 Di  nuovo ci ringraziamo reciprocamente per aver visto un sorriso ammiccare  furtivo sul volto della nostra bimba in questi giorni. 
 

celestina e iver

aristide (23/02/2009 - 23:48)

 A tutti volevamo far sapere che ieri Celestina è stata con noi, qui a casa, in permesso dall'ospedale. Sta molto meglio anche se fa fatica a reggersi in piedi dopo 5 settimane di letto obbligato.
Speriamo che nei prossimi giorni possa essere dimessa e tornare a casa, insieme ai suoi sandalini....
L'altra notizia della casa è l'arrivo di Iver, un bimbo di due anni che ci è stato "regalato", come accade spesso, da Suor Cherubina di Vacas. E' stato praticamente abbandonato dai genitori.... Poi ve lo faremo conoscere per foto. Stasera ne abbiamo fatta una ma non la trovo nel computer.
Gli altri bimbi stanno bene. Approfittiamo di questi due giorni di vacanza per stare con i bimbi. Qui il carnevale si festeggia infatti come se fosse una festa di precetto! Mercoledì riprendono le lezioni. Fuori c'è una confusione impressionante!
Un abbracci di cuore a tutti!
Ari e bimbi abbronzatissimi!!!

mare

aristide (18/02/2009 - 23:44)



Siamo arrivati ieri sera, stanchi morti, ma felici...
I bimbi hanno visto il mare e hanno goduto della spiaggia, come si può immaginare.
Noi li vedevamo nei loro giochi e il cuore si commuoveva al vedere realizzato questo sogno pazzo...
Manderemo le foto e qualche impressione...
Eravamo in 13, nella "camioneta". Alla frontiera cilena (lì sono ligi alle regole!) ci hanno chiesto se avevamo un bus, e abbiamo detto "non proprio, ma qualcosa di simile".
Anche Cristina ha goduto di questi pochi giorni di serenità vissuti insieme.
Valeva veramente la pena fare questo sforzo!
Coi bimbi abbiamo fatto pure un viaggetto in barca, offertoci da alcuni amici cileni, e abbiamo visto da vicino i leoni di mare e le tartarughe, oltre a una infinità di uccelli.

Oggi sono iniziate le scuole, qui nel nostro villaggio, e abbiamo fatto la cerimonia di inaugurazione, con la messa e la presentazione delle professoresse... Non sono molti i bimbi, circa una sessantina, ma è meglio così: si potranno seguire personalmente. Anche questo è un sogno pazzo che ha già preso corpo. La casa è tutta sotto sopra con tanto movimento di
persone, ma ci siamo abituati...

un grazie infinito a tutti!

Ari e bimbi


Tag: mare,spiaggia,barca,scuola,giochi

I sandali di Celestina

aristide (18/01/2009 - 00:55)

Oggi, domenica, ho avuto un po’ di tempo per lavare i sandali  di Celestina... Celestina ha circa 10 anni. L’età esatta non la sappiamo. Viene dal villaggio di Karpani, lassù sull’altipiano boliviano, a 4000 metri.  Quelli che hanno avuto la fortuna di essere stati sin lassù hanno stampato nel cuore, per sempre, il volto dei bimbi e delle famiglie che formano  il villaggio, fuori dal tempo e lontano da qualsiasi immaginazione, in una cornice naturale maestosa.

Celestina è una bimba bellissima, ogni volta che ne parlo ripeto la  stessa cosa. Non dice una parola in spagnolo, come del resto ogni bimba del villaggio, ma il suo volto è l’espressione della simpatia. Ieri pomeriggio, per circostanze provvidenziali, siamo arrivati fino a casa sua, nascosta tra sentieri sassosi quasi impraticabili, su insistenza  di una giovane mamma di Karpani che ci aveva avvisati del suo preoccupante stato di salute. Celestina non ha la mamma, morta mentre dava alla luce  il suo terzo figlioletto. Lassù non esistono le levatrici...
 
Mi piace pensare che ieri la sua mamma, dal cielo, ha voluto salvare  questa sua bimba, mettendola sul nostro cammino. Noi, infatti, abbiamo portato la sua figlioletta d’urgenza in ospedale senza comprendere bene il motivo  del suo critico stato di salute: febbre alta da oltre una settimana, gonfiore disseminato in tutto il corpo, l’impossibilità di camminare, una grave difficoltà respiratoria, una protuberanza a livello della clavicola che mi ha fatto pensare in una grave frattura che poteva aver compromesso i  suoi polmoni.

Alle 5 del pomeriggio eravamo in ospedale a Cochabamba e lì i medici,  molto preoccupati, si sono dati da fare con grande generosità e impegno. Anche se era sabato pomeriggio, hanno convocato vari specialisti e alla fine  sono riusciti a togliere dai polmoni di Celestina tre grossi flaconi di puss, per un’infezione polmonare di cui non si sa bene l’origine. A  mezzanotte gli edemi si sono sgonfiati e la respirazione della bimba si è quasi normalizzata. Anche noi abbiamo tirato un sospiro di sollievo.  Poi Celestina si è addormentata e pure noi siamo andati a casa a riposare.
 
Oggi Celestina sta visibilmente molto meglio, anche se non può  mangiare ancora niente e dal suo corpo pendono vari tubi che le impediscono di muoversi e di parlare. Il suo papà non è ancora sceso dal villaggio  per visitarla. E lei lo sta aspettando con ansia.Il suo corpo è protetto da una vestaglietta ospedaliera mentre i  suoi vestitini, dopo la lavatrice, sono qui fuori che asciugano. I sandali li ho lavati a mano.
 
Ho sottolineato nel titolo di questo messaggio proprio i sandali perché  per me, per noi che siamo qui a contatto con questi nostri amici, i sandali rappresentano uno strumento indispensabile di sopravvivenza per  tutti questi fratelli che vivono in zone così disagiate.Ci vorrebbe l’occhio professionale di Ermanno Olmi per riprendre  in fotogrammi la storia di questi sandali. Sono fatti a mano con gli scarti dei copertoni dei camion. Fissati con alcuni chiodi ad U. Potremmo dire che fanno concorrenza alle fibre  di vibram. In effetti, si tratta dell’unico materiale capace di resistere per un buon tempo al duro terreno delle montagne rocciose dell’altipiano. Grazie a questo strumento, usato da tutti lassù, i bambini possono correre a rompifiato su e giù per le loro fantastiche montagne. I sandali  di copertone aderiscono ai loro piedini per mesi interi, giorno e notte, senza intermediazione di calze (tanti ricorderanno quante paia abbiamo  regalato loro anni fa, inviate dagli amici italiani!).
 
Stasera, nel suo lettino d’ospedale, Celestina sorrideva soddisfatta  mentre l’infermiera le lavava i piedi con acqua calda. Poco prima, io avevo lavato i suoi sandali neri, infangati con la terra rossa dell’altipiano. Stasera scopro in questi sandali il simbolo della povertà e della caparbietà che dai rifiuti della nostra ostentosa civiltà sa trarre  utilità e persino un necessario legame con la terra dove uno vive.I bimbi, le famiglie, le persone di Karpani e dintorni sono tra le  più povere del mondo, con un 50% di mortalità infantile, con un reddito annuo che non raggiunge i 200 euro. E siamo entrati nel 2009! Ma Celestina. come del resto tutti i bimbi di Karpani, è fortunata: oltre a vivere in un villaggio bellissimo, gode pure del sostegno di amici che  la portano nel cuore e le permettono di collaborare al miglioramento
delle condizioni di vita della sua famiglia.
 
Ieri, tutti insieme, come ci dicevano i medici dell’ospedale,  abbiamo salvato la vita di Celestina. Siamo sorpresi e felici.Che i sandali dell’amicizia che ci unisce con tutti ci facciano  sempre arrivare al momento opportuno all’appuntamento dell’amore e del servizio.

E che la vita e il sorriso splendano sempre sui volti dei nostri bimbi. E  che il nostro cuore, in silenzio, ne goda

 

Casa de los Niños, Bolivia, Natale 2008

aristide (24/12/2008 - 14:20)

Carissimi Amici! Carissime Amiche! Questo Natale sarà molto speciale per noi. Difatti, è la prima volta che lo festeggeremo insieme qui, nella nostra grande famiglia, nella cittadella Arcobaleno, con quasi 100 persone che vivono con noi. A mezzanotte ci troveremo tutti per la messa di ringraziamento nell'abbraccio di adorazione a Gesù che viene a farci il regalo più bello per le nostre vite.

Sarà un momento bello anche per noi e il sigillo di un sogno realizzato. E' il bene che trionfa e che ci fa fratelli e sorelle di tanti proprio come frutto della venuta di Gesù, un bimbo povero come quelli che conosciamo noi, che ha sofferto sin dall'inizio la mancanza di un tetto.

Questo sogno non sarebbe stato possibile senza l'aiuto concreto, il sostegno, la vicinanza, la preghiera, l'amore e l'amicizia di tutti voi che, pur da lontano, condividete l'appartenenza a questa bella e straordinaria famiglia. A nome di tutti, ringrazio ognuno, e ognuno ricorderemo in modo speciale stasera nella Santa Messa.
Auguri di cuore!
Ari e bimbi

Ho riletto in questi giorni quanto avevo scritto al conoscere María René

aristide (09/12/2008 - 00:59)

Ho riletto in questi giorni quanto avevo scritto al conoscere María René, nel 2006. Te lo mando perché mi sembra interessante rileggerlo dopo due anni e mezzo e vedere come sono andate le cose...


Casetta dei bambini, Cochabamba, 12 marzo 2006

Ciao!

All’inizio di questa settimana mi faccio vivo per dirvi qualcosa di noi e della nostra casetta.
In questo ultimo tempo siamo stati molto preoccupati per la vita di María René...
In ospedale ce la facevano vedere solo attraverso la porta a vetri della sua stanzetta di isolamento. Sono stati giorni duri, in cui abbiamo capito che la sua vita era appesa ai tanti tubi e alle sonde che martoriavano il suo corpicino e ci mantenevano col fiato sospeso... Non riusciva né a mangiare, né a parlare per diverse infezioni prese, ma quello che più ci commuoveva era il suo volto spento. Da due settimane non vediamo l’accenno di un sorriso sulle sue labbra. Fa male costatare questo, in una bambina che compirà un anno domenica prossima e che ha un viso bellissimo, anche  se pallido come la luna...
Abbiamo chiesto il miracolo per lei.


Oggi pomeriggio, al termine della attività con i bambini della scuoletta,sono stato sulla soglia della sua stanza a pregare con calma il Rosario e María René non ha mai tolto lo sguardo da me. Sembrava avesse paura di rimanere da sola e controllava che non mi muovessi. Non aveva più né tubi né sonde, solo il suo biberón vuoto ben stretto tra le manine. Poi si è addormentata.


Oggi mi hanno detto che se continua così, nei prossimi giorni María René potrà venire a casa da noi. Non ci sembra vero! Stasera sono particolarmente contento per questa notizia... Spero che la nostra piccola potrà tornare a sorridere, anche se la sua vita sarà sempre dura e difficile. Ma qui tutti le vogliamo un bene grande anche se la conosciamo da poco. Ci affidiamo a Dio e insieme affidiamo a Dio la sua vita... Certo, anche noi ci chiediamo il perché di tanto dolore in una piccola innocente... E non abbiamo risposte... Comunque, c’è tanta attesa qui, tra tutti gli/le amici/amiche, per l’arrivo di María René nella nostra casetta.

Tutti e tutte si sono offerti per venire a turno a prendersene cura...

Volevo pure ringraziare ciascuno per l’enorme generosità e il grande affetto con cui ci seguite. Sapete -più o meno-, che abbiamo intenzione di costruire case per le famiglie dei nostri bambini. Un centinaio di case, visto che le nostre famiglie sono tante: un sogno grande, ma non impossibile. Non ci preoccupano i tempi nè i soldi. Solo l’amicizia per i
nostri bambini ci spinge a sognare in grande. Alcuni di voi ci hanno mandato un bel progetto di case con il nome simpatico di "Residence Arcobaleno". Qui stiamo conversando da tempo con persone conosciute che sarebbero disposte a finanziare la costruzione delle casette (o appartamentini). Ci manca il terreno, che deve essere abbastanza grande e localizzato in questa zona dove attualmente risediamo. Purtroppo, qui i terreni costano tantissimo, non c’è proporzione nemmeno con l’Italia.

I soldi (soprattutto vostri!), che abbiamo messo insieme in questo periodo, raggiungono quasi i 100.000 dollari e serviranno essenzialmente per poter realizzare questo sogno. Mi sembra giusto che siate al corrente di tutto, anche di questi aspetti più pratici ed economici, perché così condiviamo veramente tutto e il nostro cuore può battere all’unisono per una vita bella sognata per tanti.


Volevo pure dirvi che oggi sono arrivate le medicine tramite i medici di Ravenna che si fermeranno in Bolivia fino alla fine di marzo. Sono tante e importanti. Ringrazio di cuore a nome delle persone che le hanno richieste!


Vi auguro una buonissima settimana e non lavorate tanto!
Sappiate che vi vogliamo tanto bene!

Ari

Casa de los Niños, 8 dicembre 2008

aristide (08/12/2008 - 00:29)

 

Le  nostre  casette  sono  piene  di finestre: piccole, grandi, di tutte e dimensioni. Ci piace che entri tanta luce nelle stanze e che siano inondate dai riflessi del cielo e dal calore del sole.
Nella  casetta  dei bambini, quella dove viviamo noi, ce n’è una che non so se  sia  frutto della mia fantasia o esista davvero. La chiamo: la finestra dei  sogni,  o  anche,  dei  sogni  realizzati. 

Da quella finestra io  vedo scorrere  la  vita  attorno  e  la  contemplo  con  stupore  e  spesso con commozione. Infatti,  a  volte mi metto alla finestra, in silenzio, senza farmi vedere, per godere o riflettere su quando accade nel palcoscenico della vita in cui siamo immersi.

Da  lì,  per  esempio,  vedo  María  René  che  prende  la mano della mamma Cristina,  e  insieme  passeggiano  felici  in giardino. La bimba guarda  la mamma  dal  basso  in alto, e le chiacchiera, le sorride, e poi si lancia a dirle:  “Mami,  ti  voglio  bene!”.  E  alla  mamma Cristina, che è seria e composta, cominciano ad illuminarsi gli occhi, e poi la solleva e la  spinge sull’altalena.

Quattro  anni  fa,  María  René  era  stata sottratta alla mamma perché  era considerata  incapace  di  darle le cure necessarie per far fronte alla  sua malattia.  E  la  bimba fu affidata agli zii, prima di entrare in  ospedale. Due  anni e mezzo fa, quando noi conoscemmo la bimba,  proprio in ospedale, l’Ente  locale  per  i minorenni decise che –superata la fase critica
della malattia-  María  René  doveva  entrare in un orfanatrofio, pensando sempre nell’incapacità della madre di farsene carico. Lí sarebbe rimasta fino alla maggior  età.  E  la  madre  avrebbe  potuto  vederla  solo  durante i  fine settimana, con un permesso scritto. Fu allora quando noi offrimmo la  nostra disponibilità  affinché  la  bimba  fosse  ospite della nostra casetta e  la madre potesse vivere vicino a lei. I giudici accettarono la nostra proposta e  il  giovedì 4 maggio 2006 María René varcó le soglie di casa nostra!

Che emozione  quel  giorno!  Anche  l’altra  sorella  di  María  René era stata sottratta  alla  mamma  e  così,  arrivati  nella  nuova  casa,  all’inizio dell’anno  scorso,  usufruendo  di spazi più ampi, mamma e figlie vennero a formar  parte  delle  nostra  casetta,  anche  se  i  medici ci chiesero di continuare  ad  avere  un  occhio  speciale per la salute di María René.  La bimba,  infatti,  dormiva nelle stanzette con gli altri bimbi della casetta in modo da poterle somministrare noi, alle ore indicate, anche di notte,  le medicine necessarie per frenare gli attacchi del suo virus.

In  questi  ultimi  tempi,  siamo  riusciti a sistemare alcuni ambienti  più adatti  e  questa sera, María René si è trasferita definitivamente, anche  a dormire,  con  la  mamma  e la sorella maggiore. Non è mica andata  lontano, semplicemente  nella  casa  qui  di  fronte, e possiamo controllare in  ogni istante il suo stato di salute.


Stasera  si  è  ricomposta,  anche negli spazi fisici, la famiglia di María René.  Questo  avevamo pensato e sognato per lei e per la sua mamma sin dal primo momento e questo si è realizzato oggi. Dalla  mia  finestra  dei sogni vedo una bimba allontanarsi un po’ da me, e non  posso negare la mia commozione perché lei è un frutto bello e speciale della  nostra  casetta,  e  l’abbiamo  sentita  sin  dall’inizio  come una figlioletta. Con commozione ricordo quando quel primo giovedì di maggio  del 2006  la ricevemmo a casa insieme a Luciana, appena arrivata in Bolivia per darci una mano. O quando, all’inizio di agosto dello stesso anno, quasi  per
scherzo,  Tania  e  Ilenia  mi  chiamarono  in  corridoio  per mostarmi  una sorpresa, e tolsero improvvisamente le loro mani che sostenevano María  René e lei incominció a camminare.

Oggi  dalla  mia  finestra  contemplo  commosso il distacco di questa bimba dalla  nostra  casetta.  Noi l’abbiamo portata per mano il tempo che Dio ha voluto. Ora sembra che sia lei che porta per mano la sua mamma,  considerata sempre incapace e sottovalutata, e sogniamo che insieme potranno  continuare a camminare felici nel giardino della vita.


Dalla  famosa  finestra  dei  sogni,  noi continueremo a seguirle con occhi attenti e premurosi, pensando e sognando ció che è bene per loro. Dalla  finestra  dei  sogni,  in questi giorni vedo pure Evita che si muove come  una  trottola per il giardino. Lei é sempre piena di energie e 
questo suo  scodinzolare  frettoloso  non dovrebbe stupirmi piú di tanto. Ma anche per  lei  si  sta  realizzando  un sogno. Domenica prossima arriverá la sua mamma  a  prenderla  per portarsela con sé... E Evita sa di questo arrivo e non vede l’ora di incontrarsi con la sua mamma, che lei non ha mai visto...

Abbiamo  preparato  una festa speciale per questo giorno. Ci sará, infatti, l’inaugurazione  della  casetta  dei  7 nani, cosí chiamiamo la casetta che abbiamo  costruito qui fuori in giardino, con dimensioni e spazi adatti per i  bimbi,  su  due  piani, e che avrá la funzione di asilo il prossimo
anno scolastico,  e che servirá pure come luogo di gioco al coperto per i nostri bimbi  piú  piccoli in tempo di piogge. In queste settimane gli amici  della Comunitá  l’hanno  sistemata a puntino e dipinta come una piccola nave,  con tanto  di  mare, pesci, timone e vele dentro. Spero che dalle foto si  possa vedere quanto é bella e simpatica!  Domenica  pomeriggio,  Evita  sará  invitata  a  entrare  da sola in questa casetta,  per inaugurarla, e dentro troverá un regalo: ci sará la sua mamma ad abbracciarla, senza che lei se lo aspetti. Quell’abbraccio sará tra loro due  sole...  E  poi faremo una grande festa di saluto per la nostra Evita, arrivata  qui  a  casa,  denutrita  e col volto spento e bruciato, il primo marzo dell’anno scorso. Ed ora é cosí bella e vispa!

Ma  anche Evita non se andrá troppo lontano da noi. Per lei, la sua mamma  i suoi nonni é giá pronta una casetta di due piani nella nostra cittadella a 4 passi da qui. Dalla  nostra  finestra  dei  sogni  godremo commossi le passeggiate per la cittadella di un’altra famiglia ricomposta. E’ proprio bella e speciale la nostra finestra dei sogni realizzati!

 ... Questo fine settimana, come si sa, sono venuti a farci visita i vicini, preoccupati  e spesso contrariati per i supposti  misteri che circondano la nostra  casetta... I bimbi, i ragazzi, i giovani e le nostre famiglie hanno preparato  una  bella  festa  per  loro,  con  balli  tipici  e racconti di
 esperienze  di  vita.  Poi  la  visita guidata agli ambienti della casa, ai progetti in corso, e alla cittadella. Alla fine, un senso profondo di meraviglia, stupore e incredulitá oltre che di  ringraziamento  per  quanto  sta  nascendo  qui  attorno  e  di  cui si beneficeranno anche i bimbi poveri del quartiere.

Da  parte  mia,  un  altrettanto  profondo ringraziamento alle ragazze e ai giovani  della  Comunitá  che  sono  qui con noi a lavorare sodo, con idee,visioni  di  bene  e  proposte  concrete  che ogni giorno prendono corpo,  econvertono i cuori increduli. Ieri  pomeriggio sono venuti pure Anna e Maurizio, coppia amica di Udine in visita  alla  figlia  sposata  qui  a  Cochabamba, con cui abbiamo avuto  la fortuna  di  conoscerci  anni fa. Arrivati alla cancellata della cittadella pure  loro hanno contemplato commossi il sorgere delle casette e l’animarsi della  vita, con una infinitá di panni stessi attorno alle case, e grida di bimbi.  Abbiamo  in  archivio  una  foto fatta insieme dallo stesso  angolo, quando  vennero a trovarci in settembre dell’anno scorso: non c’era  niente, solo una grande distesa di campi coltivati a granoturco.

Dalla  finestra dei sogni della nostra casetta, sempre con tanta  commozione e  gratitudine, riesco pure a vedere e a riconoscere i nomi e quasi tutti i volti degli amici e delle amiche, sparsi in tanti angoli del mondo, che  con il  loro amore, la loro amicizia, il loro impegno, la loro fiducia, la loro competenza, la loro generositá, i loro suggerimenti, le loro preghiere, gli incoraggiamenti  e  la vicinanza, rendono possibile, giorno dopo giorno,  la realizzazione  di  questo  sogno. Grazie davvero a tutti, grazie di cuore e spero proprio che tanti possano venire qui e vedere.

In  queste  parole  é  anche il senso del Natale che si avvicina. E sará  il primo  Natale  che  passeremo con le nostre famiglie, e i nostri bimbi,  quinella  cittadella  arcobaleno. Vediamo, infatti, il volto di Gesú, povero  e piccolo,  che  viene  tra noi, e a cui abbiamo cercato di dare ospitalitá e calore, condividendo la nostra vita e i nostri sogni. Noi  siamo  contenti e ci sentiamo veramente fortunati al poter  riceverlo, nella sua casetta, nella sua cittadella!

Casa de los Niños, 4 dicembre 2008

aristide (04/12/2008 - 00:23)

Nel pomeriggio di oggi, mentre passeggiavo per il giardino, si sono avvicinati due giovani, che stavano curiosando dentro la nostra proprietà attraverso il cancello.

 

Chiedendo scusa, si sono presentati. Uno di loro è un tenente che forma parte delle guardie del corpo del Signor Presidente della Repubblica Boliviana, Evo Morales. Il Presidente, infatti, è in visita alla nostra Regione e le sue guardie del corpo, mentre lui riposa, sono in libera uscita.

 

Guarda caso, questo nostro tenentino, aveva sentito parlare della nostra casa da William, l'amico, allenatore della Nazionale, durante un viaggio ufficiale in Argentina, qualche mese fa. E, guarda caso nuovamente, da ragazzino lui viveva con gli zii a un isolato da casa nostra, per cui oggi ne ha approfittato per tornare a dare un'occhiata al settore dove è cresciuto e per venire a fare un sopralluogo al nostro terreno. E così abbiamo fatto due chiacchiere amichevoli e un giretto per le casette e le altre costruzioni in corso.

 

Molto contento di quello che stiamo facendo, ci ha raccontato che, da piccolo, entrava di nascosto insieme a compagni discoli come lui- nella proprietà per rubare la frutta delle suore, ma che quando li sorprendevano, via di corsa a scansare le randellate delle suore più focose.

 

Un particolare veramente simpatico che ci fa dire che il mondo è veramente piccolo e che gli amici possono spuntare da qualsiasi angolo...

 

Anticipi un sogno che preferirei rimandare a domani: abbiamo chiesto il favore, a questo tenentino, di far atterrare un attimo, domani pomeriggio, l'elicottero presidenziale sul nostro futuro campo da calcio. Lui ci ha detto che farà tutto ciò che è nelle sue possibilità...

 

 

Sabato pomeriggio abbiamo in programma una piccola festa per tutti i vicini, che sono stati invitati con una bella letterina preparata dalle nostre ragazze e consegnata dai nostri bimbi. Ci saranno balli, giochi e scenette, oltre ad alcuni sfornati preparati dalle mamme della cittadella. Durante questa festa, che ha lo scopo di avvicinare quanti ci sono contrari, presenteremo gli sviluppi della cittadella, con i vari centri, e con i servizi di cui potranno beneficiarsi anche i vicini: scuola, ambulatorio, piscina, campo da calcio, eccetera. Vedremo se le persone avranno il coraggio di venire e che reazione susciterà la nostra cittadella. Qui tutti si stanno preparando con grande impegno!

Tag: terreno,frutta,sogno,festa,vicini

25 novembre teatro astoria fiorano

aristide (25/11/2008 - 00:35)


Tag: teatro,fiorano

Hei, ragazzi, ci siamo ancora!

aristide (13/11/2008 - 00:38)

 
Quando  la  stanchezza  vuol  prendere  il  sopravvento,  quando  i  nemici attaccano  con  forza,  quando  le bugie trascinano folle ignoranti, quando verrebbe  voglia  di  gettare  la spugna, ecco i nostri occhi incrociare il volto  di  David e allora tutto rientra dentro l’orizzonte della speranza e del bene da costruire insieme e con pazienza.
 
David è tutto malattia, ma è anche tutto sorriso.
 
David  è dato per spacciato dai medici con quel suo cervello funzionante al 0.5  %,  ma guai a lasciare qualcosa alla portata dei suoi piedini: lui non sbaglia  mai  un  bersaglio.  Ditelo  alla  sua minestra di stasera! Buffon arrossirebbe se se lo trovasse davanti ai rigori!
 
David  sgambetta  come un ciclista forsennato come a dirci che noi dobbiamo dare  calci  ai  falsi  problemi,  alla  stanchezza  e alle preoccupazioni. Bisogna  vederlo  come afferra il suo biberon con i piedini e lo lancia con forza centrando improvvisamente la sua bocchina sdentata.
 
David  è  un pezzo di cielo che è piovuto da due mesi sulla nostra casetta, immergendoci sempre di più nel magico incanto del nostro sogno.
 
David  non  chiede  mai  niente  per  sé, neppure l’attenzione di chi passa accanto  alla sua culla. Può stare un giorno intero a rivoltare tra le mani una  brettella  di tela rossa. E’ affascinato dal color rosso. Avrà qualche tendenza politica nascosta? O avrà ambizione a diventare cardinale? Rosso è il  primo colore dei tetti delle nostre casette che dall’alto fanno proprio
un bell' effetto.
 
David  offre  sempre  la  sua  manina  per  applaudire insieme a chi gli si avvicina.  Con  lui  applaudiamo  alla  vita e alla vittoria del bene sulla stupidaggine.
 
David  è  nostro  e  noi siamo con David, spettatori di ogni suo istante di vita che questa casetta ci fa il dono di condividere.
 
David  è anche un po’ hippie per i suoi capelli lunghi e per il suo rifiuto a  lavarsi, ma se non avesse qualche difettuccio, pure gli Angeli farebbero brutta figura davanti a lui.
 
....  Ieri i vicini ci hanno mandato improvvisamente ispettori del servizio per  i  minorenni della Regione con la chiara intenzione di far chiudere il nostro  centro.  Il  giorno  precendente,  sempre i cari vicini, ci avevano mandato   gli   ispettori  del  Comune  per  far  sospendere  i  lavori  di costruzione,o,  caso  contrario,  la  demolizione  delle  casette.  Ma noi, testardi, come reggiani e montanari, avanti!  E al pomeriggio sono arrivate le  macchine del Comune ma per portarci pietre da costruzione. I vicini non sono stati informati...
 
Gli  ispettori  della  Regione, come prevedibile e come il giorno prima gli ispettori  del  Comune,  non  hanno  trovato  niente in regola. A mo’ della Finanza  in  Italia,  hanno scrutato con lente di ingrandimento ogni angolo delle  casette, facendo domande provocatorie a ogni famiglia, a ogni bimbo. Noi  non  abbiamo nascosto niente, anzi, eravamo contenti che si mettessero in  luce  le  nostre  mancanze  per  poter, una volta per tutte, trovare la strada  di  un ordine necessario. Quando si è trovata davanti al sorriso di David,  la  faccia  burbera  dell’ispettrice  si  è  illuminata commossa al conoscere la sua storia. Si è seduta a tavola con noi per prendere un caffè e  redigere  la  relazione che avrebbe dovuto essere di rifiuto totale, con grave  sanzione  per  le  nostre  attività.  Siamo  stati  oltre  un’ora ad ascoltarla con David che scalciava contro la parete della sua culla. Alla   fine la  relazione  informativa  per  i  suoi  Superiori  è  stata essenzialmente di appoggio per il nostro Centro e di pieno discredito per i nostri vicini, classificati  invidiosi e per niente interessati al bene dei bimbi.  Poi  siamo  stati ben orientati su come mettere in ordine tutto per
poter   funzionare  adeguatamente.  L’ispettrice  verrà  stasera  –venerdì- all’incontro  settimanale con le nostre famiglie per dare indicazioni sulla gestione  di una casa e di una famiglia e vuole continuare ad accompagnarci perché  tutto  sia veramente per il bene di tutti noi qui. E ci ha promesso l’appoggio delle Istituzioni Pubbliche. Ma i vicini non lo sanno...
 
E’ vero di nuovo quello che avevamo capito ultimamente: che ciò che succede è  per  un bene maggiore, anche se magari prendiamo spavento ogni volta che suonano il campanello di casa nostra.
 
Ci pensa David a scalciare via i veri e i falsi problemi!
 

Tag: david,problemi,stanchezza,speranza,rosso,vicini